Mi capita spesso, ultimamente, che conoscenti o perfetti estranei mi chiedano consiglio su come mollare tutto e trasferirsi all'estero. Sono un po' sconcertato dalla cosa; non sono un buon dispensatore di buonsenso e a me "guru" l'hanno detto solo in coda alla parola "vaffan".
Inoltre mi colpisce che la maggioranza di queste persone abbia un'età compresa tra i 30 e i 40 anni, cioè il periodo della vita in cui normalmente si consolidano le proprie posizioni, economica e famigliare, non quello in cui si vivono esperienze. E senza volermi soffermare sul significato di questa tendenza, posso solo sottolineare che vi state rivolgendo ad uno che a 40 anni non ha ancora combinato granché. E che spera sempre che il meglio debba ancora arrivare.
Non posso quindi che parlare in virtù delle mie esperienze, che non sono legge, che non hanno valore di verità assoluta e che costituiscono semplicemente il mio bagaglio.
1 - Perché cambiare: Quando decidi di abbandonare il luogo dove sei cresciuto, perché lo fai? Sei un imprenditore e scappi dalla eccessiva tassazione italiana? Vuoi migliorare la tua qualità di vita? Vuoi fare fortuna economicamente? O invece sei in fuga da qualcosa? La motivazione per la quale si cambiano vita, lingua, paese, cultura, amicizie, ritmi, alimentazione, modo di pensare, dev'essere una motivazione forte e sensata, non un semplice e non meglio definito: "voglia di cambiamento", "mi ha lasciato la fidanzata"; vere corsie preferenziali per un mesto ritorno a casa di mammà con le orecchie basse.
2 - Cosa vado a fare? Una volta maturata la decisione di partire, serve un progetto. Cosa voglio fare o cosa mi piace fare? Le risposte sono vincolate al punto 1 e al punto 3, il dove. Voglio far soldi per mettere via un gruzzolo per la vecchiaia? Banalmente, il manovale in Svizzera permette tuttora di guadagnare quei 6/7 mila euro al mese che, gestiti oculatamente, possono portare al conseguimento dell'obiettivo, avendo inoltre il vantaggio di non investire denaro. Voglio avere un'attività commerciale che mi permetta di vivere dignitosamente lasciandomi tempo libero e permettendomi di vivere bene? Ci sono diversi luoghi dove questa possibilità è concreta. Io la metterei cosi: se vuoi far soldi, preparati a lavorare tantissimo. Se vuoi vivere bene, prendi quello che viene e goditela.
Siamo un popolo che ama esportare la ristorazione, settore comunque molto difficile. Può sempre essere una buona scelta, ma in questo caso è meglio fare un po' di esperienza a casa, che serve sempre.
Vuoi aprire un chiringuito su una spiaggia deserta? Stai a casa tua, capra!
3 - Dove andare? Importante quanto il punto 2 ed ad esso strettamente connesso. Cosa vado a fare e dove lo faccio? Va da sé che determinate attività di moda in tv, come lo street food o il noleggiatore di surf, vanno fatti in luoghi dove il tenore di vita è già alto. Andare in Africa ed aprire un baracchino che vende pane con la milza, non è necessariamente garanzia di successo. Farlo a New York potrebbe essere interessante. Ho degli amici attualmente in Costa Rica per dare un'occhiata. Ecco, la cosa migliore è questa: andare a provare un po' il posto prima di decidere di mollare tutto e trasferircisi. Perché secondo me:
4 - Il paradiso non esiste! O meglio, ogni luogo può diventarlo, ma non lo è a prescindere. Non esistono, per la mia esperienza, popoli dove tutti sono simpatici e ti accolgono bene, luoghi dove il clima è perfetto al 100%, realtà dove la criminalità è pari a zero, dove ti regalano i soldi per fare il dipendente, dove la polizia è gentile e ti risolve i problemi, dove non vieni trattato da straniero. Perché finché si è turisti, tappeto rosso... ma poi cambia! Quindi, banale a dirlo, ma la chiave per rendere perfetto ogni posto è dentro di noi, e passa attraverso l'educazione, la capacità di relazionarsi con gli altri, la disponibilità ad adattarsi. E si va in punta di piedi, perché i tempi dei colonizzatori sono finiti e non hanno lasciato bei ricordi.
5 - Hai soldi da investire? Se hai da parte i tuoi 100.000 eurini, faticosamente risparmiati con il lavoro da contabile supportato dall'eredità della zia Pinuccia, cautela! Il mondo è pieno di individui specializzati nel ciucciarteli in pochissimo tempo. E non è nemmeno difficile riconoscerli, sono uguali ovunque: gioviali, disponibili, parlano la tua lingua, conoscono tutti, hanno contatti. Considerate comunque che in qualsiasi paese con un tenore di vita povero, il bianco è visto come quello da spennare, se non addirittura da rapinare. Trovate una comunità italiana, parlate con le persone, fate le giuste proporzioni tra vero e falso, cercate di capire. E non sentitevi mai furbi, perché appena mettiamo il naso fuori di casa, siamo dei pollastri!
Per ora mi fermo, forse un giorno andrò avanti. Ora vado a rivestire i panni dello stereotipo italiano e a mettere Toto Cutugno alla radio del ristorante! Ad maiora.
Ps. Ieri è morto Umberto Eco, che aveva detto "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli". Un'uscita che ha indignato un sacco di gente.
Ma tanta. A legioni. Stasera mi rileggerò Baudolino.
Può capitare di partire dal Piemonte nebbioso e di ritrovarsi in Africa. Che però tanto Africa non è.
sabato 20 febbraio 2016
martedì 9 febbraio 2016
Cose di famiglia.
Ieri una mia amica mi ha detto: "Oggi vado ad un matrimonio".
Fingendo che la cosa mi interessasse, le ho chiesto "Chi si sposa?".
Mi ha risposto: "La sorella di mia sorella":
Una frase del genere, che può lasciar perplesso un sempliciotto come me, esprime appieno le differenze che intercorrono tra il concetto capoverdiano di famiglia e quello italiano, senza entrare nel merito del concetto di famiglia tradizionale tanto discusso in queste ultime settimane.
Significa semplicemente che ha una sorella con la quale ha in comune la mamma, che a sua volta ha in comune il padre con altre sorelle e fratelli, tra cui la novella sposa.
Qui è tutta una famiglia! La mia amica Vera, pochi giorni fa, mi ha presentato una sua sorellastra (che brutto termine!), che ha conosciuto da poco, poiché suo papà, mentre sua mamma era in attesa di lei, ha ben pensato di mettere nella stessa condizione un'altra donna.
Qui è una cosa all'ordine del giorno, nessuno si scandalizza.
Uomini con decine di figli da donne diverse; genitori che partono in cerca di fortuna verso altri paesi e che lasciano i propri bambini a nonni o zii; ménage in cui lo stesso uomo vive con 4 donne da cui ha avuto una dozzina di pargoli.
Nessuno ci fa caso, è tutto normale!
Tanto ci rimettono le donne, che con una incredibile frequenza (ma incredibile davvero!!!), vengono lasciate dai loro uomini quando sono incinte e che cresceranno le creature da sole, supportate dalle nonne (nelle stesse condizioni) e dal resto della numerosa, vociante, disordinata famiglia! In tutto questo, il futuro papà aggiunge vigliaccheria a vigliaccheria e non si degna minimamente di aiutare la madre del suo rampollo dal lato economico.
Mancano leggi, dicono. Ma manca anche un certo tipo di cultura.
Fa effetto pensare che qui i preservativi e la pillola anticoncezionale sono assolutamente gratuiti. Ma non per niente, la popolazione capoverdiana è tra le più giovani sul pianeta, col 75% degli abitanti al di sotto dei 25 anni.
In Italia, dove fare un figlio significa spesso mettersi un capestro al collo, nella civilissima Italia dicevo, le leggi sono talmente ben fatte che non figliamo più; siamo attualmente tra i 3 paesi più vecchi al mondo e, quando ci dicono che le prossime generazioni saranno meticce, ci inalberiamo davanti alla televisione e inneggiamo ad un razzismo che, grazie al cielo, non ci appartiene!
Qui sono giorni di Carnevale; questa ricorrenza viene festeggiata praticando lo sport più diffuso da queste parti: il coma etilico!
Sono tutti in giro, bevono, ridono, scherzano, amoreggiano, si appartano e via come sopra!
L'unico che si astiene sono io, incarcerato in questo ristorante che in confronto il Campo di Concentramento di Tarrafal gli spiccia casa. Però sto avendo anche le mie soddisfazioni. Il peso medio dell'abitante del luogo sta aumentando!
Dopo l'ultimo post, diverse persone, la maggior parte sconosciute, mi hanno scritto per chiedermi consiglio su come cambiare vita.
Sono un po' in difficoltà nel rispondere, per una serie di motivi legati alle variabili delle differenti situazioni. Al limite posso raccontare la mia esperienza, ma la realtà è che non esistono due casi uguali! Dedicherò il prossimo post a questo.
Ora vado in discoteca. Non sia mai detto che tra una decina di anni, il turista che venisse da queste parti non debba incontrare una dozzina di pargoli urlanti, bianchicci e con la pancetta.
Il cui padre però non sarà fugguto
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Tarrafal, Capo Verde
mercoledì 27 gennaio 2016
Dopo tutto questo silenzio.
Il silenzio forzato nel quale mi sono rifugiato fa seguito all'avviamento dell'attività che ho aperto qui a Tarrafal. Da bravo italiano, ho deciso di incarnare uno stereotipo tipico di noialtri all'estero e ho aperto un ristorante-bar. Adesso, se permettete, ho da fare: prendo il mio mandolino, il mio costume da Pulcinella, pettino col gel i miei folti capelli neri e inizio a cantare canzoni del folklore. Ovviamente gesticolando.
Di quello che è successo qui a Tarrafal in questi ultimi mesi, ce ne sarebbe da raccontare, e lo farò a rate nei prossimi post. Di sicuro, il fatto di lavorare 15 ore al giorno non mi ha mai aiutato a trovare l'ispirazione o la fantasia per scrivere le consuete cavolate. Mi è mancato questo momento, perché per me è anche una sorta di valvola di sfogo. Inoltre devo ammettere che per uno come me, che ha abilmente e accuratamente scansato il lavoro per decenni, si tratta di un trauma.
Il ristorante si chiama "Restaurante VistaMare", giusto per aggiungere fantasia alla fantasia. E, sempre seguendo questo tenore ricco di sorprese e di colpi di scena, fa cucina italiana con contaminazioni Creole. Non ci aveva ancora pensato nessuno, vero?
Ci troviamo di fronte al mare, la vista è bellissima, il cibo pure... insomma, se capitasse qualcuno da queste parti dicendo che ha letto del ristorante sul blog, gli offro un caffè, uno sconto sulla cena e qualche dritta per non comportarsi come i soliti pollastri in giro per il mondo: i peggior turisti fai-da-te d'Europa!
Perché dalla scorsa estate, per la prima volta a memoria degli autoctoni, il turismo italiano sta facendo dei numeri di un certo rilievo; ho personalmente conosciuto una sessantina di compatrioti. Molti di essi sono amanti di un turismo meno standardizzato rispetto a quello dei Resort, ma senza rinunciare alla sicurezza di una destinazione tranquilla come Capo Verde. Alcuni li ho trovati simpatici, esperti e aperti a nuovi stimoli. Altri, invece, incarnavano tutti i nostri vecchi cliché: primo tra tutti il parlare solo italiano per poi, quando l'interlocutore non capisce, ripetere la stessa frase a voce più alta e scandendo, come se anziché con uno straniero, si avesse a che fare con qualcuno duro d'orecchi! Sono gli stessi che poi, puntualmente, piuttosto che chiedere consiglio su dove mangiare o dormire, da bravi conoscitori del mondo, si sentono esploratori provetti e vanno a pranzo alla "Taverna dell'epatite" e pernottano nella "Locanda dell'arzillo scarafaggio".
Mi fermo qui. Avrò modo presto, spero, di continuare.
Intanto ho preso due cuccioli a casa, li ho chiamati Bowie e Mercury. Del resto lo spazio non manca, il cibo neppure... Sicché, benvenuti!
Al momento abbaiano col il vigore dello squittio di un topo. E sono molto più tonti della povera Pandora: probabilmente sono maschi!
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Ubicazione:
Tarrafal, Capo Verde
venerdì 4 dicembre 2015
Santhià - Santiago
Il mio ritorno a Capo Verde è stato a accolto dalla fauna locale con manifestazioni di entusiasmo che nemmeno all'apertura dell'arca di Noé dopo il diluvio. Tra cori gospel di vacche bitonali all'alba, galli organizzati in una no-stop di canto che Telethon gli spiccia casa e grilli baritoni che bivaccano la notte sul mio balcone, di questi tempi sto dormendo pochissimo e ho la stessa lucidità di Andrea Dipré.
Che poi a me i frinire dei grilli sa tanto di bestemmie lasciate a metà.
La stagione delle piogge in quest'anno atipico pare conclusa. L'erba inizia a seccare e il caldo a calare, benché, con le temperature che oscillano tra i 28 gradi del giorno e i 25 della notte, non me la sento proprio di lamentarmi; in particolare alla luce delle foto che i miei amici stanno postando su Facebook, foto che mostrano distese di nebbia tipo mastino dei Baskerville! Diciamo che io ho risolto il problema del freddo coprendomi semplicemente col lenzuolo.
Il Comune di Tarrafal sta quindi provvedendo a ripristinare la situazione di normalità, in particolare tagliando l'erba ed eliminando quella che è cresciuta tra i cubetti che formano il lastricato stradale. E perché ricorrere al veleno o ai prodotti chimici quando qui le braccia non mancano? Infatti lo spettacolo tipico di questi giorni è rappresentato da brigate di signore vocianti che, sedute, chine o accoccolate, estirpano l'erba dalla strada. Quello che mi colpisce è la strage che stanno facendo di aloe, che cresce spontanea ovunque; sarà probabilmente perché in Italia un litro di succo di aloe (schifosissimo peraltro) lo pagavo 19 euro e qui invece costerebbe il tempo di prepararlo.
Domenica scorsa sono stato invitato al compleanno di Denise, che compiva 4 anni. Denise è una bellissima bambina, figlia di una coppia di miei vicini e amici.
Prima di ripartire per Capo Verde, avevo partecipato alle feste di due bambini italiani, figli di carissimi amici, e devo dire che non c'è tutta questa differenza tra le varie situazioni. Invitati, regali, cibo, torta, canzoncina, sbadigli.
Sicuramente quella capoverdiana è stata organizzata con un budget più basso e i regali sono stati molti meno, ma è stata una bella festa. Anziché tramezzini, panini e altre schifezze, c'era quello che loro chiamano "sopa", in pratica pasta cotta nel minestrone, nonché l'immancabile cachupa. La nota stonata, se vogliamo dire, è stato l'intrattenimento audio video: un DVD dove un cantante locale vestito da tamarro, ma tamarro, talmente tamarro che Lapo Elkann in confronto sembra Sean Connery, ci deliziava con canzoni tutte uguali (ogni tanto gli incvitati prorompevano in "questa è bellissima"... mah!). Si esibivano con lui del video dei troioni statuari formato Carnevale di Rio feat Dan Bilzerian feat Brazzers... Praticamente la mia partecipazione attiva alla festa è terminata al tocco del tasto Play.
L'unica domanda che è rimasta in sospeso è: ma sarà uno spettacolo adatto ad una festa di una quattrenne? Domanda comunque meno importante di: ma queste del video, dove abitano?
Zacapa sta bene, è coccolosissima ma, benché sia ancora giovane, ci sono già dei gatti maschi e adulti che le girano intorno. Inizio a capire come si sente il padre di un'adolescente di oggi.
Qui, nel peggiore dei casi, insegnerò ai capo verdiani la cucina tipica vicentina.
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Tarrafal, Capo Verde
venerdì 20 novembre 2015
Cosa mettere in valigia?
La mia partenza per Capo Verde si approssima; inizia quindi un periodo di pietosi addii e sofferti arrivederci! In particolare trovo estremamente doloroso separarmi da chi mi è stato vicino con affetto, d'estate e d'inverno, senza mai chiedermi niente in cambio: ciao divano, mi mancherai!
La compagnia di bandiera Capoverdiana si chiama TACV e, con le dovute proporzioni, ricorda l'Alitalia. Per esempio mi hanno spiegato che con una flotta di 4 aerei, 1 di proprietà e 3 in leasing, la sede di TACV conti qualcosa come mille dipendenti... escluso il personale viaggiante, che prendono in outsourcing! Mille dipendenti che rappresentano un ottimo parcheggio per nipoti, cugini, amici e conoscenti dei vari potentini. Lo scorso bilancio passivo è stato ripianato con i soldi dell'INPS (capoverdiano). Insomma, per essere africani, sono molto, molto italiani.
Questa banda di fenomeni, ai quali ho affidato il trasporto della mia umile carcassa da Lisbona a Praia, mi ha mandato una mail di due righe due per dire: "Il suo volo è stato posticipato al giorno seguente alla stessa ora. Si faccia trovare puntuale all'aeroporto". Senza chiedere scusa, senza addurre motivi. Tutto lì.
E io dovrò ancora farmi trovare puntuale. Ovviamente è da una settimana che, con l'aiuto del mio amico Giuliano, provo a contattarli in ogni modo, ma nulla! Quale modo migliore avrei potuto trovare per rituffarmi nel clima capoverdiano?
Per inciso, Giuliano è il mio amico agente di viaggi che è ormai un esperto nell'organizzare collegamenti tra l'Italia e Santiago... Visto che mi è stato chiesto, se qualcuno fosse interessato a contattarlo, può farlo anche QUI
Come ogni volta, prima di partire, ho fatto qualche esame medico. Ho la fortuna tutt'altro che trascurabile di avere un dottore che sa il fatto suo e tra le altre cose mi ha fatto fare gli esami del sangue. Nel nuovissimo e ultramoderno ospedale di Biella, ho quindi dovuto far DUE ORE di coda dopodiché ho pagato 68 € di ticket. SESSANTOTTO EURO.
E come se non bastasse, ho dovuto anche metterci il sangue; non hanno nemmeno avuto il buon gusto di mettercelo loro!
Il prelievo è stato fatto in una specie di sala comune con diversi lettini, infermiere che parlavano tra di loro dei rispettivi problemi personali, gente che entrava e usciva, chiedeva informazioni o curiosava, bambini che piangevano, un cingalese che parlava solo la sua lingua e che nessuno riusciva ad aiutare. Ci mancavano giusto due galline e qualche maiale grufolante e poi sarebbe stato un perfetto mercato medioevale.
Tra queste analisi, un altro esame e qualche medicina che mi porterò appresso, mi sono usciti di tasca più di 150 €. Meno male che abbiamo la sanità pubblica, altrimenti di sangue chissà quanto avrei dovuto lasciargliene!
Cos'altro mettere in valigia? Ben poca roba poiché i miei bagagli sono già strapieni. Qualche piccolo regalo per gli amici, una buona scorta di repellente per gli insetti, qualche prodotto per il mio gatto Zacapa e per il cucciolo di cane che andrò a prendere. Da profanissimo, poiché non ho mai avuto animali in Italia, mi accorgo dai prezzi che anche quello legato a cani e gatti dev'essere un business di tutto rispetto!
Non porterò praticamente nulla da mangiare: mi accontenterò di pesce grigliato e banane, sia mai che perdo qualche chiletto.
Ma porterò una sola cosa: una confezione di acciughe, delle quali sono goloso. Non le ho ancora trovate a Praia, anche se sono certo che si possono trovare: esistono almeno due pizzerie che servono la pizza Napoli.
Basta, ho da fare. Devo organizzarmi per Lisbona.
I siti di riferimento sono sempre i soliti: booking.com e gnoccatravels.com.
E buon viaggio a me!
Ps1 ricordatevi anche viaggiaresicuri.it... non si sa mai
Ps2 per mia mamma: scherzo!
La compagnia di bandiera Capoverdiana si chiama TACV e, con le dovute proporzioni, ricorda l'Alitalia. Per esempio mi hanno spiegato che con una flotta di 4 aerei, 1 di proprietà e 3 in leasing, la sede di TACV conti qualcosa come mille dipendenti... escluso il personale viaggiante, che prendono in outsourcing! Mille dipendenti che rappresentano un ottimo parcheggio per nipoti, cugini, amici e conoscenti dei vari potentini. Lo scorso bilancio passivo è stato ripianato con i soldi dell'INPS (capoverdiano). Insomma, per essere africani, sono molto, molto italiani.
Questa banda di fenomeni, ai quali ho affidato il trasporto della mia umile carcassa da Lisbona a Praia, mi ha mandato una mail di due righe due per dire: "Il suo volo è stato posticipato al giorno seguente alla stessa ora. Si faccia trovare puntuale all'aeroporto". Senza chiedere scusa, senza addurre motivi. Tutto lì.
E io dovrò ancora farmi trovare puntuale. Ovviamente è da una settimana che, con l'aiuto del mio amico Giuliano, provo a contattarli in ogni modo, ma nulla! Quale modo migliore avrei potuto trovare per rituffarmi nel clima capoverdiano?
Per inciso, Giuliano è il mio amico agente di viaggi che è ormai un esperto nell'organizzare collegamenti tra l'Italia e Santiago... Visto che mi è stato chiesto, se qualcuno fosse interessato a contattarlo, può farlo anche QUI
Come ogni volta, prima di partire, ho fatto qualche esame medico. Ho la fortuna tutt'altro che trascurabile di avere un dottore che sa il fatto suo e tra le altre cose mi ha fatto fare gli esami del sangue. Nel nuovissimo e ultramoderno ospedale di Biella, ho quindi dovuto far DUE ORE di coda dopodiché ho pagato 68 € di ticket. SESSANTOTTO EURO.
E come se non bastasse, ho dovuto anche metterci il sangue; non hanno nemmeno avuto il buon gusto di mettercelo loro!
Il prelievo è stato fatto in una specie di sala comune con diversi lettini, infermiere che parlavano tra di loro dei rispettivi problemi personali, gente che entrava e usciva, chiedeva informazioni o curiosava, bambini che piangevano, un cingalese che parlava solo la sua lingua e che nessuno riusciva ad aiutare. Ci mancavano giusto due galline e qualche maiale grufolante e poi sarebbe stato un perfetto mercato medioevale.
Tra queste analisi, un altro esame e qualche medicina che mi porterò appresso, mi sono usciti di tasca più di 150 €. Meno male che abbiamo la sanità pubblica, altrimenti di sangue chissà quanto avrei dovuto lasciargliene!
Cos'altro mettere in valigia? Ben poca roba poiché i miei bagagli sono già strapieni. Qualche piccolo regalo per gli amici, una buona scorta di repellente per gli insetti, qualche prodotto per il mio gatto Zacapa e per il cucciolo di cane che andrò a prendere. Da profanissimo, poiché non ho mai avuto animali in Italia, mi accorgo dai prezzi che anche quello legato a cani e gatti dev'essere un business di tutto rispetto!
Non porterò praticamente nulla da mangiare: mi accontenterò di pesce grigliato e banane, sia mai che perdo qualche chiletto.
Ma porterò una sola cosa: una confezione di acciughe, delle quali sono goloso. Non le ho ancora trovate a Praia, anche se sono certo che si possono trovare: esistono almeno due pizzerie che servono la pizza Napoli.
Basta, ho da fare. Devo organizzarmi per Lisbona.
I siti di riferimento sono sempre i soliti: booking.com e gnoccatravels.com.
E buon viaggio a me!
Ps1 ricordatevi anche viaggiaresicuri.it... non si sa mai
Ps2 per mia mamma: scherzo!
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Ubicazione:
Biella BI, Italia
martedì 17 novembre 2015
Off Topic.
A 4 giorni dai tragici e dolorosi avvenimenti di Parigi, mi
sento di scrivere qualche riflessione ispiratami soprattutto dai social, che in queste occasioni
diventano espressione dell’opinione pubblica. E quindi, come un’antica piazza
del mercato, ci si trova di tutto: dall’arrabbiato al polemico, dal
complottista al sobillatore. Si leggono pochi moderati, ma non perché non ne
esistano, anzi! Probabilmente perché essi si astengono dallo scrivere in preda
alle emozioni. E le reazioni delle persone, in questi casi, sono interessanti e tutt’altro che
secondarie poiché ritengo che un atto orribile come
quello dei giorni scorsi sia stato concepito e realizzato proprio per provocare
reazioni.
Mi hanno colpito, tra tutte le cose che ho letto in questi
giorni, i diversi punti di vista; ma tre spunti in particolare mi danno da
riflettere e su questi continuerò a ragionare perché credo che, benché la situazione sia
molto più complessa di quanto io possa capire, forse potrei trovarci qualche
chiave di lettura.
Il primo spunto viene da un blog che non so citare
correttamente poiché purtroppo mi sfugge il riferimento. Parafrasando, poneva più o meno
questa domanda: “chissà quanto e cosa hanno perso i terroristi nel loro paese per scegliere di andare a morire facendosi saltare in aria a migliaia di chilometri da casa?”.
Riflessione che voglio collegare ai numerosi proclami di tutti quelli che scrivono,
o stanno scrivendo, sui social: “bisogna ucciderli tutti”, “dobbiamo tirare una
bomba atomica sull’ISIS”, “bisogna radere al suolo l’Islam”.
Ecco, secondo me si tratta dello stesso, identico
sentimento: rabbia per un sopruso subito, per un’ingiustizia troppo forte da poter essere tollerata, voglia di vendetta. L’unica differenza è che nel secondo
caso, fortunatamente, non c’è sufficiente disperazione, non si è stati colpiti
personalmente, si tratta di rabbia espressa tra un piatto di pastasciutta e un
PC. Mentre gli esecutori dell’orrore parigino probabilmente avevano già perso
tutto.
Il secondo spunto me l’ha dato un’altra frase che ho letto in questi giorni e
che non so citare perfettamente, ma che diceva più o meno: “dopo la prima guerra mondiale,
tra i vinti coloro che soffrivano di più erano i poveracci, mentre tra i
vincitori egualmente erano i poveracci a soffrire”.
A Parigi sono morti degli innocenti, dei poveracci, persone
che si stavano godendo il venerdì sera in una città bellissima nella quale le
loro vite dovevano essere al sicuro. Quasi sicuramente nessuno di loro ha mai
sparato un colpo di arma da fuoco contro un’altra persona, né lanciato un
missile, né effettuato un bombardamento. Non meritavano di morire in questo
modo.
Ed parimente, in troppi luoghi altri innocenti muoiono allo stesso
modo, senza lo stesso clamore mediatico, senza provocarci sgomento perché sono
lontani, senza farci paura perché tanto "sono bestie". Ma loro, egualmente, non
meritano di morire in questo modo.
Sono tutti loro i poveracci. I parigini, i siriani, i keniani,
i nigeriani. E tutti coloro che sono stati e che saranno il dazio da pagare
alla gente che prende decisioni e che dispensa morte, ma che per la strada gira
con la scorta. Sentite Gigi Proietti che recita Trilussa.
In questo momento Hollande, da SkyTG24, sta dichiarando
guerra. Per chi se ne stesse rallegrando, voglio ricordare che nella storia non
è mai esistita una sola guerra che abbia fatto danni ad uno solo dei
contendenti. Ma tanto, finché in guerra ci vanno gli altri...
Ultima riflessione, quella che mi provoca più rabbia
personale, è la qualità della classe politica Italiana.
Domenica ho parlato col mio amico Enrico che vive a Parigi con la famiglia;
dopo essermi accertato che stessero bene, la mia voglia di comprendere mi ha
portato a chiedergli: “ma anche in Francia sta montando l’odio verso gli
islamici?”. Mi ha risposto di no, che quello che gli ho chiesto era
inconcepibile in un Paese come la Francia, il cui tessuto è veramente
socialista e dove l’integrazione è reale e gran parte dei cittadini è di
origine straniera. Non immigrati: cittadini! E che in momenti del genere anche
politici come Le Pen si guarderebbero bene dal fare proclami razzisti.
L’Italia invece, che ha sempre scimmiottato la Francia a
partire dalla bandiera, continuando poi con un modello nazionale che copia “la
République”, imitandone la laicità ma rimanendo cattolica, imitandone l’apertura
sociale ma rimanendo “romana” (parlo di nepotismo, raccomandazioni,
conoscenze). L’iItalia, dicevo, non ha questa fortuna. L’Italia ha statisti di
ben altro spessore. Due esempi su tutti: Matteo Salvini e Maurizio Gasparri.
Matteo Salvini è una persona piccola, meschina e
calcolatrice, che ha capito molto bene come si muove la macchina della politica
italiana. Salvini ha deciso di raccogliere voti sfruttando e alimentando l’odio
e la paura che i suoi elettori provano nei confronti del diverso che, nella
storia italiana, una volta era il vicino, poi l’abitante dell’altro quartiere,
poi il cittadino del paese vicino, poi il terrone e, adesso che gli orizzonti
sono più ampi, lo straniero, lo zingaro, l’africano. Mi sono sempre immaginato il
seguace salviniano in canottiera, impegnato a guardare la TV mangiando
pastasciutta e biascicando insulti contro le notizie di cronaca, ben chiuso in
casa, al sicuro nel suo mondo di certezze, impaurito da chi queste
certezze cercava di intaccarle. Purtroppo non è così, o, perlomeno, non lo è più; e temo che se
andassimo ora alle elezioni, la Lega risulterebbe il terzo partito in Italia. Io non
so nemmeno se Salvini sia veramente razzista; ma non esserlo non sarebbe un’attenuante,
anzi, lo renderebbe ancora più cinico e viscido. Chissà se si ricorda, Salvini,
che degli ultimi 20 anni la Lega ne ha passati al governo almeno la metà e che
l’unica legge per contenere l’immigrazione che sono riusciti a produrre quelli
come lui è stata la Bossi-Fini, una schifezza che come si può vedere non ha
funzionato, ma che tante difficoltà ha creato agli italiani che lavoravano all’estero.
Maurizio Gasparri è Senatore della Repubblica. Nessuno, come
lui, ha beneficiato del “Porcellum”, perché senza le liste bloccate credo che
non avrebbe raccolto nemmeno i voti dei parenti. Gasparri passa il tempo ad
insultare i cittadini della Repubblica per la quale ha giurato; e lo fa
metodicamente, uno per uno, sui Social. E questi insulti sono la più alta
espressione del suo pensiero; quando parla seriamente, è molto, molto peggio. Non
male per un Senatore; ma forse è quello che ci meritiamo.
Non vorrei che nelle righe che ho scritto qualcuno leggesse
una mia assoluzione nei confronti dei terroristi. Non è così. Io li odio. Li
considero la merda dell’umanità.
Ma letteralmente: in questa umanità che pensa solo a
mangiare sempre di più, un metabolismo malato defeca male, defeca marcio. E
questa è la merda che produce.
E, nel ricordare che tutto quanto scritto sopra non è “verità
assoluta”, ma solo opinioni mie, penso che forse forse, ad esportare troppa
democrazia, ad un certo punto arrivi il dazio da pagare.
Ps. Noto che i profili facebook dei miei amici capoverdiani non riportano il tricolore francese, bensì i colori del Kenya o delle Nigeria. Al mondo è veramente tutto, ma proprio tutto, relativo.
Etichette:
off topic
Ubicazione:
Parigi, Francia
martedì 10 novembre 2015
Cose di Casa!
La mia permanenza in Italia trascorre molto veloce perché in
pratica si riduce al tempo che intercorre tra un pasto e l’altro. Quindi, molto
poco. Tornerò a Capo Verde con degli sviluppatissimi muscoli lardominali.
Mi sto gustando delle lunghissime, confortanti docce. Mi
insapono, canto, mi sciacquo, mi insapono di nuovo, canto, scivolo, mi spavento, incolpo il Karma, smetto di cantare, mi sciacquo. Non è che a Tarrafal non ci sia
acqua, ma esistono svariati motivi che rendono la doccia capoverdiana una necessità da
disbrigare nel minor tempo possibile.
In primo luogo non c’è il box, anzi! Nemmeno una bruttissima tenda; sicché parte
dell’acqua tende a riversarsi nel bagno, con un bellissimo effetto Everglades ma con gli scarafaggi al posto degli alligatori. E mi toccherebbe asciugare.
In secondo luogo il piatto doccia è poco profondo, ha un’inclinazione
sbagliata e lo scarico lento. Di conseguenza, anche l’acqua che rimane lì dove
dovrebbe, tende a strabordare velocemente e a riversarsi fuori, unendosi a
quella di cui sopra e che sempre io dovrò asciugare.
Infine non ho il boiler. Non che serva particolarmente,
viste le temperature miti. Ma una doccia con l’acqua tiepidina ha meno appeal
di una vaporosa doccia calda.
La verità è che da quelle parti non costruiscono
particolarmente bene.
Per fare altri esempi a casa mia, che è una bellissima
villetta, esistono dei controsensi assoluti. Per cominciare, nel bagno degli ospiti c’è
un'assurda finestra fissa, murata, che non si apre; praticamente una vetrata. E, trattandosi
di un bagno, gli ospiti che lo hanno usato si sono sempre trovati nell’imbarazzo
di scegliere tra lasciare la porta aperta per fare uscire il vapore o chiuderla
per non fare uscire i vapori.
I lavori di ristrutturazione, poi, hanno sconvolto gli
equilibri strutturali della casa: un triste esempio è che, piastrellando gli esterni, il
livello della casa risulta a filo del cortile e la pioggia degli ultimi mesi mi allagava sistematicamente la cucina, che per l'occasione, si tramutava in una succursale del Vaticano per via dei Santi nominati.
Discutibile anche la scelta di materiali. A prescindere
dalla difficoltà nel reperire le materie prime in loco, optare per i corrimani
in acciaio e per le piastrelle nere sul
terrazzo, in un paese dove il sole picchia senza sosta, non si può decisamente
definire un colpo di genio. A meno che uno non voglia cuocere uova sul
pavimento.
Ma non è un problema solo di casa mia; gli altri non sono messi meglio!
Nell’Hotel dove ho alloggiato un mesetto, ad esempio, i
tocchi di classe erano innumerevoli. Encomiabile esempio, la tazza del wc che non aveva
spazio per le gambe, toccando praticamente il box della doccia.
Oppure il corridoio in pendenza, dove appoggiando la valigia,
la vedevi procedere da sola senza aspettarti. O la mia preferita: le scale con
gli scalini di altezza diversa: strani in salita, pericolosissimi in discesa.
Le case private, poi, sono fantastiche! Un imprescindibile classico è rappresentato dalla grondaia che scarica nel giardino dei vicini, roba che da noi porterebbe a
scambi di coltellate e faide decennali.
Insomma, si costruisce un po' naif, ma si vive molto all'aperto. Non me la sento di biasimarli.
Intanto, mentre scrivevo questo post, Sky Music ha passato "What is love" di Haddaway. Mi sono fatto portare dai ricordi di gioventù e mi sono messo a ballare in casa.
Da solo.
In mutande.
Davanti alla finestra.
Il valore immobiliare dell'appartamento di fronte alla mia è improvvisamente crollato.
Ubicazione:
Biella BI, Italia
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