domenica 20 marzo 2016

Un giorno di dolore.

Tra poche ore prenderò il taxi per Praia dove, stanotte, mi imbarcherò alla volta di Milano via Lisbona. Viste le precarie condizioni economiche di TACV, unite alla loro scarsa cura del cliente, mi sono affidato completamente a TAP, regalandomi un viaggio notturno ed uno scalo portoghese con tanto di colazione a base di birra e crocchette di baccalà.
Incrociamo le dita.



Quattro giorni fa, Tarrafal è stata scenario di un terribile incidente stradale. La strada che la unisce alla capitale supera il massiccio della Serra Malagueta, attraversando un passo che si trova a circa 800 metri; da lì poi scende e in 12 km raggiunge il livello del mare. La discesa quindi è abbastanza ripida e costante e l'ultima pendenza, un rettilineo lungo circa tre km, conduce alle porte della popolatissima Chao Bom, la parte alta di Tarrafal.
Verso le 11 di mattina un camion proveniente da Praia e carico di cubi di porfido e di mattoni, ha perso, secondo le ricostruzioni, l'uso dei freni piombando in città con un devastante effetto boowling.
La strada qui non è appannaggio esclusivo dei mezzi di trasporto. Lungo di essa si svolge la vita quotidiana, la gente sosta a parlare, i venditori mandano avanti le loro attività e i bambini aspettano di andare a scuola.
A quell'ora, dunque, c'era veramente molta gente.
Il camion è precipitato su due mezzi: un minivan pieno di persone e un pick-up fermo sul bordo strada, compiendo una vera strage. Il minivan è stato scagliato all'altezza del primo piano di una casa, creando una voragine impressionante, come una gigantesca carie. Inoltre il camion ha seminato sugli astanti una letale pioggia di pietre e mattoni.
Sono morte 8 persone, tra cui 2 bambini; moltissimi i feriti, alcuni in pericolo di vita e diversi i mutilati.

Non mi dilungo oltre su questi fatti perché non ritengo sia il caso.
Ma voglio scrivere due righe su come la comunità locale vive la disgrazia e il lutto, un ulteriore aspetto che mi aiuta a comporre e comprendere il mosaico di una cultura così diversa dalla mia.
Il segnale della sciagura è sempre lo stesso: un anno fa per terribile ironia, nel giorno di festa dedicato all'infanzia e alla gioventù, giorno che tradizionalmente le scolaresche passano al mare, due alunni e un professore sono morti affogati. Anche in quel caso la tragedia è stata annunciata allo stesso modo: le donne in strada iniziano ad urlare e a lamentarsi, e vanno avanti per ore.
Questa è la caratteristica sicuramente più particolare e toccante; queste prefiche che girano per il paese portando il triste annuncio, consolandosi a vicenda, continuando addirittura le proprie mansioni ma senza smettere di portare il proprio cordoglio in ogni luogo.
Dopodiché la città migra. Inizia una processione con ogni mezzo, a piedi, con auto, con trasporti di fortuna, verso il luogo della sciagura. Alcuni più velocemente, altri più lenti, a seconda del grado di preoccupazione e di coinvolgimento, o semplicemente per curiosità, ci si sposta in blocco e ogni attività si ferma. Anche i ragazzi del mio ristorante hanno smesso di lavorare, alcuni piangendo, altri con la faccia scura; ho dovuto caricare in macchina uno di essi per andare a prendere informazione perché gli altri non si davano pace.
E questo un po' per il forte senso di comunità, ma anche perché qui tutti sono imparentati con tutti, tra zii, cugini, parenti vari.
Insomma, una tristezza infinita; ho anche avuto modo di vedere l'abnegazione nel portare soccorso da parte di medici, pompieri, poliziotti e civili, nonostante la pochezza dei mezzi. Scene toccanti delle quali preferisco non parlare, vista la generale leggerezza di questo blog.
In fondo, come dicono qui di fronte ad ogni ostacolo o difficoltà: "è vida!". Anche quando riguarda la morte. 

Oggi ci sono le elezioni politiche. La vittoria dell'uno o dell'altro partito avrà influenze dirette sulla mia vita e sulla mia attività. Ma devo ammettere che non sono preoccupato da questo quanto da un'altra cosa: venerdì (Venerdì Santo!!!) viaggerò con Trenitalia. E già sono certo che bestemmierò cosi tanto, da farGli passare la voglia di risorgere.

martedì 8 marzo 2016

Vota Antonio La Trippa!

A Capo Verde è tempo di campagna elettorale, in vista delle elezioni politiche di giorno 20 marzo che andranno a stabilire chi sarà il nuovo primo ministro e, di conseguenza, la politica del paese per i prossimi anni.
Devo star molto attento nel parlare in maniera critica di un'altra democrazia o della sua classe politica; rischierei di dimenticarmi che arrivo dalla repubblica delle banane, dove l'attuale sistema elettorale, se non sbaglio, è la flatulenza bi-intestinale con peto di maggioranza. Ma tant'è, qualcosa dovrò pur scrivere.

Una piccola premessa per capirci. Il sistema capoverdiano è basato sul bi-partitismo (salvo risibili eccezioni), con il PAICV, centrodestra al governo, e il MPD, sinistra attualmente all'opposizione ma molto forte e sentita in alcuni distretti, come per esempio Tarrafal, dove vince le amministrative ininterrottamente da molti anni.
Corollario immancabile di questo sistema è composto dalle varie polemiche, dalle accuse, dal rimbalzarsi di responsabilità, dal nepotismo e dal clientelarismo che ogni repubblica che si rispetti usa come lubrificante per la propria macchina politica fin dai tempi dell'antica Roma.
Più in generale, posso affermare con ragionevole certezza che il capoverdiano medio non è affatto soddisfatto della gestione della cosa pubblica, sia a livello locale, che a livello nazionale.


La campagna elettorale lascia stupefatto un povero ed ingenuo europeo come me. Dal giorno di apertura ufficiale, che si celebra con varie feste organizzate dai partiti, pare di assistere ad un mix tra un carnevale e una manifestazione sportiva in cui i sostenitori sono gli ultrà del partito. Gruppi di giovani con le maglie del colore del proprio partito (giallo per il PAICV, rosso - ovviamente - per l'MPD), sfilano, manifestano, ballano, fanno casino.
Auto con casse e megafoni percorrono le strade martellando incessantemente i poveri timpani dei malcapitati che si trovano nei paraggi. Intere carovane di minivan vengono noleggiate, riempite di "supporters", addobbate con bandiere e locandine e fatte sfilare tra i vari paesi. Insomma, sembra la famosa gara a chi ce l'ha più duro, a voler dimostrare chi è più forte. Forse sperando che gli indecisi si accodino al gregge che gli sembra più pasciuto.
Anche perché, a ben guardare i diversi programmi elettorali, tutte queste differenze non si vedono: sviluppo, lavoro per i giovani, aumento del salario minimo. Insomma, promettono di fare, prossimamente e in cambio del voto, quello che finora avevano la facoltà di fare e che non hanno fatto. Inquietanti analogie con la mia terra natia, mi pare!
La parte comica è rappresentata dai giovani ai quali chiedi. "Chi voterai?" - "Io sono MPD" - "E perché?" - "Non lo so!".
Però sono prontissimi, appena gli avversari si distraggono, a strappare i manifesti della concorrenza, distruggerne le bandiere, fare dispettucci.

Cambiando argomento, se servisse mai qualche motivo in più per fare una capatina a Capo Verde, basta cliccare qui. E il carro di buoi esce sconfitto 10 a 0!

sabato 20 febbraio 2016

Voglia di fuga! (e che Dio la beneduca).

Mi capita spesso, ultimamente, che conoscenti o perfetti estranei mi chiedano consiglio su come mollare tutto e trasferirsi all'estero. Sono un po' sconcertato dalla cosa; non sono un buon dispensatore di buonsenso e a me "guru" l'hanno detto solo in coda alla parola "vaffan".
Inoltre mi colpisce che la maggioranza di queste persone abbia un'età compresa tra i 30 e i 40 anni, cioè il periodo della vita in cui normalmente si consolidano le proprie posizioni, economica e famigliare, non quello in cui si vivono esperienze. E senza volermi soffermare sul significato di questa tendenza, posso solo sottolineare che vi state rivolgendo ad uno che a 40 anni non ha ancora combinato granché. E che spera sempre che il meglio debba ancora arrivare.
Non posso quindi che parlare in virtù delle mie esperienze, che non sono legge, che non hanno valore di verità assoluta e che costituiscono semplicemente il mio bagaglio.



1 - Perché cambiare: Quando decidi di abbandonare il luogo dove sei cresciuto, perché lo fai? Sei un imprenditore e scappi dalla eccessiva tassazione italiana? Vuoi migliorare la tua qualità di vita? Vuoi fare fortuna economicamente? O invece sei in fuga da qualcosa? La motivazione per la quale si cambiano vita, lingua, paese, cultura, amicizie, ritmi, alimentazione, modo di pensare, dev'essere una motivazione forte e sensata, non un semplice e non meglio definito: "voglia di cambiamento", "mi ha lasciato la fidanzata"; vere corsie preferenziali per un mesto ritorno a casa di mammà con le orecchie basse.

2 - Cosa vado a fare? Una volta maturata la decisione di partire, serve un progetto. Cosa voglio fare o cosa mi piace fare? Le risposte sono vincolate al punto 1 e al punto 3, il dove. Voglio far soldi per mettere via un gruzzolo per la vecchiaia? Banalmente, il manovale in Svizzera permette tuttora di guadagnare quei 6/7 mila euro al mese che, gestiti oculatamente, possono portare al conseguimento dell'obiettivo, avendo inoltre il vantaggio di non investire denaro. Voglio avere un'attività commerciale che mi permetta di vivere dignitosamente lasciandomi tempo libero e permettendomi di vivere bene? Ci sono diversi luoghi dove questa possibilità è concreta. Io la metterei cosi: se vuoi far soldi, preparati a lavorare tantissimo. Se vuoi vivere bene, prendi quello che viene e goditela.
Siamo un popolo che ama esportare la ristorazione, settore comunque molto difficile. Può sempre essere una buona scelta, ma in questo caso è meglio fare un po' di esperienza a casa, che serve sempre.
Vuoi aprire un chiringuito su una spiaggia deserta? Stai a casa tua, capra!

3 - Dove andare? Importante quanto il punto 2 ed ad esso strettamente connesso. Cosa vado a fare e dove lo faccio? Va da sé che determinate attività di moda in tv, come lo street food o il noleggiatore di surf, vanno fatti in luoghi dove il tenore di vita è già alto. Andare in Africa ed aprire un baracchino che vende pane con la milza, non è necessariamente garanzia di successo. Farlo a New York potrebbe essere interessante. Ho degli amici attualmente in Costa Rica per dare un'occhiata. Ecco, la cosa migliore è questa: andare a provare un po' il posto prima di decidere di mollare tutto e trasferircisi. Perché secondo me:

4 - Il paradiso non esiste! O meglio, ogni luogo può diventarlo, ma non lo è a prescindere. Non esistono, per la mia esperienza, popoli dove tutti sono simpatici e ti accolgono bene, luoghi dove il clima è perfetto al 100%, realtà dove la criminalità è pari a zero, dove ti regalano i soldi per fare il dipendente, dove la polizia è gentile e ti risolve i problemi, dove non vieni trattato da straniero. Perché finché si è turisti, tappeto rosso... ma poi cambia! Quindi, banale a dirlo, ma la chiave per rendere perfetto ogni posto è dentro di noi, e passa attraverso l'educazione, la capacità di relazionarsi con gli altri, la disponibilità ad adattarsi. E si va in punta di piedi, perché i tempi dei colonizzatori sono finiti e non hanno lasciato bei ricordi.

5 - Hai soldi da investire? Se hai da parte i tuoi 100.000 eurini, faticosamente risparmiati con il lavoro da contabile supportato dall'eredità della zia Pinuccia, cautela! Il mondo è pieno di individui specializzati nel ciucciarteli in pochissimo tempo. E non è nemmeno difficile riconoscerli, sono uguali ovunque: gioviali, disponibili, parlano la tua lingua, conoscono tutti, hanno contatti. Considerate comunque che in qualsiasi paese con un tenore di vita povero, il bianco è visto come quello da spennare, se non addirittura da rapinare. Trovate una comunità italiana, parlate con le persone, fate le giuste proporzioni tra vero e falso, cercate di capire. E non sentitevi mai furbi, perché appena mettiamo il naso fuori di casa, siamo dei pollastri!

Per ora mi fermo, forse un giorno andrò avanti. Ora vado a rivestire i panni dello stereotipo italiano e a mettere Toto Cutugno alla radio del ristorante! Ad maiora.

Ps. Ieri è morto Umberto Eco, che aveva detto "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli". Un'uscita che ha indignato un sacco di gente.
Ma tanta. A legioni. Stasera mi rileggerò Baudolino.

martedì 9 febbraio 2016

Cose di famiglia.

Ieri una mia amica mi ha detto: "Oggi vado ad un matrimonio".
Fingendo che la cosa mi interessasse, le ho chiesto "Chi si sposa?".
Mi ha risposto: "La sorella di mia sorella":
Una frase del genere, che può lasciar perplesso un sempliciotto come me, esprime appieno le differenze che intercorrono tra il concetto capoverdiano di famiglia e quello italiano, senza entrare nel merito del concetto di famiglia tradizionale tanto discusso in queste ultime settimane.
Significa semplicemente che ha una sorella con la quale ha in comune la mamma, che a sua volta ha in comune il padre con altre sorelle e fratelli, tra cui la novella sposa.
Qui è tutta una famiglia! La mia amica Vera, pochi giorni fa, mi ha presentato una sua sorellastra (che brutto termine!), che ha conosciuto da poco, poiché suo papà, mentre sua mamma era in attesa di lei, ha ben pensato di mettere nella stessa condizione un'altra donna.

Qui è una cosa all'ordine del giorno, nessuno si scandalizza.
Uomini con decine di figli da donne diverse; genitori che partono in cerca di fortuna verso altri paesi e che lasciano i propri bambini a nonni o zii; ménage in cui lo stesso uomo vive con 4 donne da cui ha avuto una dozzina di pargoli.
Nessuno ci fa caso, è tutto normale!
Tanto ci rimettono le donne, che con una incredibile frequenza (ma incredibile davvero!!!), vengono lasciate dai loro uomini quando sono incinte e che cresceranno le creature da sole, supportate dalle nonne (nelle stesse condizioni) e dal resto della numerosa, vociante, disordinata famiglia! In tutto questo, il futuro papà aggiunge vigliaccheria a vigliaccheria e non si degna minimamente di aiutare la madre del suo rampollo dal lato economico.
Mancano leggi, dicono. Ma manca anche un certo tipo di cultura.
Fa effetto pensare che qui i preservativi e la pillola anticoncezionale sono assolutamente gratuiti. Ma non per niente, la popolazione capoverdiana è tra le più giovani sul pianeta, col 75% degli abitanti al di sotto dei 25 anni.
In Italia, dove fare un figlio significa spesso mettersi un capestro al collo, nella civilissima Italia dicevo, le leggi sono talmente ben fatte che non figliamo più; siamo attualmente tra i 3 paesi più vecchi al mondo e, quando ci dicono che le prossime generazioni saranno meticce, ci inalberiamo davanti alla televisione e inneggiamo ad un razzismo che, grazie al cielo, non ci appartiene!

Qui sono giorni di Carnevale; questa ricorrenza viene festeggiata praticando lo sport più diffuso da queste parti: il coma etilico!
Sono tutti in giro, bevono, ridono, scherzano, amoreggiano, si appartano e via come sopra!
L'unico che si astiene sono io, incarcerato in questo ristorante che in confronto il Campo di Concentramento di Tarrafal gli spiccia casa. Però sto avendo anche le mie soddisfazioni. Il peso medio dell'abitante del luogo sta aumentando!


Dopo l'ultimo post, diverse persone, la maggior parte sconosciute, mi hanno scritto per chiedermi consiglio su come cambiare vita.
Sono un po' in difficoltà nel rispondere, per una serie di motivi legati alle variabili delle differenti situazioni. Al limite posso raccontare la mia esperienza, ma la realtà è che non esistono due casi uguali! Dedicherò il prossimo post a questo.

Ora vado in discoteca. Non sia mai detto che tra una decina di anni, il turista che venisse da queste parti non debba incontrare una dozzina di pargoli urlanti, bianchicci e con la pancetta.
Il cui padre però non sarà fugguto

mercoledì 27 gennaio 2016

Dopo tutto questo silenzio.

Il silenzio forzato nel quale mi sono rifugiato fa seguito all'avviamento dell'attività che ho aperto qui a Tarrafal. Da bravo italiano, ho deciso di incarnare uno stereotipo tipico di noialtri all'estero e ho aperto un ristorante-bar. Adesso, se permettete, ho da fare: prendo il mio mandolino, il mio costume da Pulcinella, pettino col gel i miei folti capelli neri e inizio a cantare canzoni del folklore. Ovviamente gesticolando.


Di quello che è successo qui a Tarrafal in questi ultimi mesi, ce ne sarebbe da raccontare, e lo farò a rate nei prossimi post. Di sicuro, il fatto di lavorare 15 ore al giorno non mi ha mai aiutato a trovare l'ispirazione o la fantasia per scrivere le consuete cavolate. Mi è mancato questo momento, perché per me è anche una sorta di valvola di sfogo. Inoltre devo ammettere che per uno come me, che ha abilmente e accuratamente scansato il lavoro per decenni, si tratta di un trauma.
Il ristorante si chiama "Restaurante VistaMare", giusto per aggiungere fantasia alla fantasia. E, sempre seguendo questo tenore ricco di sorprese e di colpi di scena, fa cucina italiana con contaminazioni Creole. Non ci aveva ancora pensato nessuno, vero?
Ci troviamo di fronte al mare, la vista è bellissima, il cibo pure... insomma, se capitasse qualcuno da queste parti dicendo che ha letto del ristorante sul blog, gli offro un caffè, uno sconto sulla cena e qualche dritta per non comportarsi come i soliti pollastri in giro per il mondo: i peggior turisti fai-da-te d'Europa!


Perché dalla scorsa estate, per la prima volta a memoria degli autoctoni, il turismo italiano sta facendo dei numeri di un certo rilievo; ho personalmente conosciuto una sessantina di compatrioti. Molti di essi sono amanti di un turismo meno standardizzato rispetto a quello dei Resort, ma senza rinunciare alla sicurezza di una destinazione tranquilla come Capo Verde. Alcuni li ho trovati simpatici, esperti e aperti a nuovi stimoli. Altri, invece, incarnavano tutti i nostri vecchi cliché: primo tra tutti il parlare solo italiano per poi, quando l'interlocutore non capisce, ripetere la stessa frase a voce più alta e scandendo, come se anziché con uno straniero, si avesse a che fare con qualcuno duro d'orecchi! Sono gli stessi che poi, puntualmente, piuttosto che chiedere consiglio su dove mangiare o dormire, da bravi conoscitori del mondo, si sentono esploratori provetti e vanno a pranzo alla "Taverna dell'epatite" e pernottano nella "Locanda dell'arzillo scarafaggio".


Mi fermo qui. Avrò modo presto, spero, di continuare.
Intanto ho preso due cuccioli a casa, li ho chiamati Bowie e Mercury. Del resto lo spazio non manca, il cibo neppure... Sicché, benvenuti!
Al momento abbaiano col il vigore dello squittio di un topo. E sono molto più tonti della povera Pandora: probabilmente sono maschi!

venerdì 4 dicembre 2015

Santhià - Santiago

Il mio ritorno a Capo Verde è stato a accolto dalla fauna locale con manifestazioni di entusiasmo che nemmeno all'apertura dell'arca di Noé dopo il diluvio. Tra cori gospel di vacche bitonali all'alba, galli organizzati in una no-stop di canto che Telethon gli spiccia casa e grilli baritoni che bivaccano la notte sul mio balcone, di questi tempi sto dormendo pochissimo e ho la stessa lucidità di Andrea Dipré.
Che poi a me i frinire dei grilli sa tanto di bestemmie lasciate a metà.


La stagione delle piogge in quest'anno atipico pare conclusa. L'erba inizia a seccare e il caldo a calare, benché, con le temperature che oscillano tra i 28 gradi del giorno e i 25 della notte, non me la sento proprio di lamentarmi; in particolare alla luce delle foto che i miei amici stanno postando su Facebook, foto che mostrano distese di nebbia tipo mastino dei Baskerville! Diciamo che io ho risolto il problema del freddo coprendomi semplicemente col lenzuolo.
Il Comune di Tarrafal sta quindi provvedendo a ripristinare la situazione di normalità, in particolare tagliando l'erba ed eliminando quella che è cresciuta tra i cubetti che formano il lastricato stradale. E perché ricorrere al veleno o ai prodotti chimici quando qui le braccia non mancano? Infatti lo spettacolo tipico di questi giorni è rappresentato da brigate di signore vocianti che, sedute, chine o accoccolate, estirpano l'erba dalla strada. Quello che mi colpisce è la strage che stanno facendo di aloe, che cresce spontanea ovunque; sarà probabilmente perché in Italia un litro di succo di aloe (schifosissimo peraltro) lo pagavo 19 euro e qui invece costerebbe il tempo di prepararlo.


Domenica scorsa sono stato invitato al compleanno di Denise, che compiva 4 anni. Denise è una bellissima bambina, figlia di una coppia di miei vicini e amici.
Prima di ripartire per Capo Verde, avevo partecipato alle feste di due bambini italiani, figli di carissimi amici, e devo dire che non c'è tutta questa differenza tra le varie situazioni. Invitati, regali, cibo, torta, canzoncina, sbadigli.
Sicuramente quella capoverdiana è stata organizzata con un budget più basso e i regali sono stati molti meno, ma è stata una bella festa. Anziché tramezzini, panini e altre schifezze, c'era quello che loro chiamano "sopa", in pratica pasta cotta nel minestrone, nonché l'immancabile cachupa. La nota stonata, se vogliamo dire, è stato l'intrattenimento audio video: un DVD dove un cantante locale vestito da tamarro, ma tamarro, talmente tamarro che Lapo Elkann in confronto sembra Sean Connery, ci deliziava con canzoni tutte uguali (ogni tanto gli incvitati prorompevano in "questa è bellissima"... mah!). Si esibivano con lui del video dei troioni statuari formato Carnevale di Rio feat Dan Bilzerian feat Brazzers... Praticamente la mia partecipazione attiva alla festa è terminata al tocco del tasto Play.
L'unica domanda che è rimasta in sospeso è: ma sarà uno spettacolo adatto ad una festa di una quattrenne? Domanda comunque meno importante di: ma queste del video, dove abitano?


Zacapa sta bene, è coccolosissima ma, benché sia ancora giovane, ci sono già dei gatti maschi e adulti che le girano intorno. Inizio a capire come si sente il padre di un'adolescente di oggi.
Qui, nel peggiore dei casi, insegnerò ai capo verdiani la cucina tipica vicentina.


venerdì 20 novembre 2015

Cosa mettere in valigia?

La mia partenza per Capo Verde si approssima; inizia quindi un periodo di pietosi addii e sofferti arrivederci! In particolare trovo estremamente doloroso separarmi da chi mi è stato vicino con affetto, d'estate e d'inverno, senza mai chiedermi niente in cambio: ciao divano, mi mancherai!

La compagnia di bandiera Capoverdiana si chiama TACV e, con le dovute proporzioni, ricorda l'Alitalia. Per esempio mi hanno spiegato che con una flotta di 4 aerei, 1 di proprietà e 3 in leasing, la sede di TACV conti qualcosa come mille dipendenti... escluso il personale viaggiante, che prendono in outsourcing! Mille dipendenti che rappresentano un ottimo parcheggio per nipoti, cugini, amici e conoscenti dei vari potentini. Lo scorso bilancio passivo è stato ripianato con i soldi dell'INPS (capoverdiano). Insomma, per essere africani, sono molto, molto italiani.
Questa banda di fenomeni, ai quali ho affidato il trasporto della mia umile carcassa da Lisbona a Praia, mi ha mandato una mail di due righe due per dire: "Il suo volo è stato posticipato al giorno seguente alla stessa ora. Si faccia trovare puntuale all'aeroporto". Senza chiedere scusa, senza addurre motivi. Tutto lì.
E io dovrò ancora farmi trovare puntuale. Ovviamente è da una settimana che, con l'aiuto del mio amico Giuliano, provo a contattarli in ogni modo, ma nulla! Quale modo migliore avrei potuto trovare per rituffarmi nel clima capoverdiano?
Per inciso, Giuliano è il mio amico agente di viaggi che è ormai un esperto nell'organizzare collegamenti tra l'Italia e Santiago... Visto che mi è stato chiesto, se qualcuno fosse interessato a contattarlo, può farlo anche QUI

Come ogni volta, prima di partire, ho fatto qualche esame medico. Ho la fortuna tutt'altro che trascurabile di avere un dottore che sa il fatto suo e tra le altre cose mi ha fatto fare gli esami del sangue. Nel nuovissimo e ultramoderno ospedale di Biella, ho quindi dovuto far DUE ORE di coda dopodiché ho pagato 68 € di ticket. SESSANTOTTO EURO.
E come se non bastasse, ho dovuto anche metterci il sangue; non hanno nemmeno avuto il buon gusto di mettercelo loro!
Il prelievo è stato fatto in una specie di sala comune con diversi lettini, infermiere che parlavano tra di loro dei rispettivi problemi personali, gente che entrava e usciva, chiedeva informazioni o curiosava, bambini che piangevano, un cingalese che parlava solo la sua lingua e che nessuno riusciva ad aiutare. Ci mancavano giusto due galline e qualche maiale grufolante e poi sarebbe stato un perfetto mercato medioevale.
Tra queste analisi, un altro esame e qualche medicina che mi porterò appresso, mi sono usciti di tasca più di 150 €. Meno male che abbiamo la sanità pubblica, altrimenti di sangue chissà quanto avrei dovuto lasciargliene!


Cos'altro mettere in valigia? Ben poca roba poiché i miei bagagli sono già strapieni. Qualche piccolo regalo per gli amici, una buona scorta di repellente per gli insetti, qualche prodotto per il mio gatto Zacapa e per il cucciolo di cane che andrò a prendere. Da profanissimo, poiché non ho mai avuto animali in Italia, mi accorgo dai prezzi che anche quello legato a cani e gatti dev'essere un business di tutto rispetto!
Non porterò praticamente nulla da mangiare: mi accontenterò di pesce grigliato e banane, sia mai che perdo qualche chiletto.
Ma porterò una sola cosa: una confezione di acciughe, delle quali sono goloso. Non le ho ancora trovate a Praia, anche se sono certo che si possono trovare: esistono almeno due pizzerie che servono la pizza Napoli.

Basta, ho da fare. Devo organizzarmi per Lisbona.
I siti di riferimento sono sempre i soliti: booking.com e gnoccatravels.com.
E buon viaggio a me!

Ps1  ricordatevi anche viaggiaresicuri.it... non si sa mai
Ps2 per mia mamma: scherzo!