Tarrafal è un minuscolo paesino infilato proprio in fondo in fondo ad una piccola isola del già sperduto arcipelago di Capo Verde (slogan nazionale: Cabo Verde No Stress). Il nostro caro amico Andreas ha deciso però che Tarrafal è troppo mondana e caotica e che quindi aveva bisogno di un ritiro rigenerante nel mezzo del massiccio della Serra Malagueta, in fondo ad una delle tante valli che attraversano le montagne e che solo in alcuni periodi dell'anno sono attraversate da torrenti tumultuosi che si originano nella stagione delle piogge.
La località scelta è Lagoa, 20/25 case sparse, 10 abitanti. Per raggiungerla, da Tarrafal, 15 minuti di macchina e un'oretta di cammino. "Un'oretta"! Con questa espressione leggera, con questo vezzeggiativo, il buon Andreas ha buttato lì la sua trappola infernale; e sicuramente se la rideva sotto i baffi quando l'ingenuo topo Luigi c'è cascato con scarpe e tutto, proponendo a Francesco: "Andiamo a trovarlo un giorno?".
Mi si fosse seccata la lingua!
Andreas ci aspettava sul bordo della strada, vestito da suonatore di corno alpino; ci ha salutati e ci ha indicato vagamente la direzione da prendere, laggiù, tra le montagne.
Ora, benché io viva a Biella, non ho mai amato particolarmente la montagna. Lei lo sa, e ricambia abbondantemente. Infatti mentre Andreas scendeva con elvetica sicurezza e Francesco zompettava leggiadro da atleta qual è, io ho iniziato dopo pochi minuti a sbuffare come un'orca arenata sulla battigia. Perché, cari voi, la discesa non è affatto facile. Tra pietre, pietroni, terriccio friabile, roccia franabile perché frana non è che fria, mantenere l'equilibrio e l'integrità delle caviglie è un'impresa. Mentre scendevo, riflettevo su come la natura non faccia nulla a caso e abbia dotato tutti gli animali di montagna di quattro zampe, per questioni di equilibrio: per esempio i cervi, o i cinghiali o comunque gli altri ungulati.
Curioso come, più andavo avanti, più mi sentivo anch'io un po' ungulato dagli eventi.
Per non farmi mancare nulla, mi sono concesso anche una ricca derapata partita dai piedi e conclusasi sul culo. Nonostante il fiato corto per lo sforzo, credo di non essermi dimenticato nemmeno un Santo... al limite, avrei rimediato al ritorno.
In fondo alla "ribeira" (valle), il paradiso terrestre. Acqua sorgiva, banani, alberi di fico, di manghi, di papaia, canne da zucchero e molto altro. Ci siamo rinfrescati alla sorgente e abbiamo proseguito verso Lagoa dove ci attendevano tre turisti tedeschi accompagnati dal nostro amico Model, nonché la coppia dei padroni di casa, Bumba e Fatima. Sono costoro due sessantenni che ne dimostrano fisicamente non più di quaranta (...), gentili, sorridenti e con un approccio alla vita quotidiana di chi conosce il valore del tempo senza esserne schiavo.
Quello che mi ha colpito, entrando in casa loro, è stata l'incredibile esposizione di Santi e Madonne alla pareti, pareva quasi che li avessi convocati. Un fucile, appoggiato con disinvoltura in un angolo, mi ha dissuaso dall'approfondire l'argomento religioso.
Bumba e Fatima ci hanno accolti con una ricca colazione, e meno male! perché finalmente cominciavo a condividere il tratto caratteristico di un animale di montagna: la fame del lupo!
Cuscus con latte, banane appena colte, fragole idem, frittelle fatte in casa, caffè e te.
Wow. Semplicemente wow.
Un po' riappacificato con l'universo, ho seguito Andreas che ha mostrato a tutti noi il suo eremo: una ex stalla di pochi metri quadri, dotata di uno stanzino con un letto spartanissimo, acqua per lavarsi in un barile, due libri, due lampade, una candela. Fantastico.
Io e Francesco, italiani fino in fondo e orgogliosi di far conoscere anche all'estero le buone abitudini della nostra terra, abbiamo raccontato a tutti come in luoghi del genere da noi di solito si nascondano i latitanti. Da oggi per noi Andreas sarà "Binnu".
Scherzi a parte, ci sono tutti i fattori giusti per organizzare un turismo rurale rilassante e fuori dagli schemi, anzi, come si diceva ieri, fuori dal mondo. Se poi Bumba porterà avanti il progetto di costruire una piscina di acqua sorgiva, si parlerà davvero dell'Eden.
Abbiamo pranzato con un piatto tipico del posto, composto da polenta, carne e fagioli; ho trovato tutto incredibilmente buono, ma per onestà va detto che con la fame che avevo avrei mangiato pure le pietre.
Bumba intanto ci spiegava che il fucile gli serve per sparare alle scimmie che gli devastano i raccolti; ha anche aggiunto che volendo, la prossima volta ci fa trovare scimmia arrosto. Io sono un po' dubbioso, mi sembrerebbe quasi di mangiare un mio cugino. E non lo dico in quanto primate, ma proprio perché ho un cugino ventenne che somiglia ad un babbuino!
Dopo pranzo ci siamo congedati perché la semifinale di Champions incombeva.
La discesa è stata difficile; la salita molto più facile, ma molto più dura. In alcuni tratti sembrava veramente di risalire Monte Fato.
Ah, se la distruzione dell'Anello fosse dipesa da me e dalla mia propensione alle arrampicate, di sicuro avremmo Sauron Presidente del Consiglio e i Nazgul come Ministri. Agli Interni, sempre Alfano, credo.
Intanto oggi cammino come un ungulato.
Può capitare di partire dal Piemonte nebbioso e di ritrovarsi in Africa. Che però tanto Africa non è.
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mercoledì 10 maggio 2017
giovedì 30 luglio 2015
Volta de Ilha.
La mia permanenza a Capo Verde si sta rivelando un grande esercizio di autocontrollo. Il concetto molto americano di "il tempo è denaro", qui non esiste, anzi!
Il tempo è al servizio delle persone, non il contrario; bello come concetto astratto ma, applicandolo alla vita reale, un occidentale potrebbe impazzire.
Ne deriva che gli appuntamenti non viaggino su accordi tipo "domani alle 9", o "a mezzogiorno e mezza" o "stasera alle 20". Qui si ragiona tipo "domani", "più tardi", "quando ho finito", "prima di fine settimana".
In particolare, esiste una frase, la più pericolosa alla quale abboccare: "sto arrivando, sono per strada" che può significare qualsiasi cosa! Un'ora, un pomeriggio, domani, mai!
Io faccio molta fatica, non amo aspettare; se il Papa mi concedesse udienza privata a mezzogiorno, a mezzogiorno e 3 inizierei a prendermela con i malcapitati Santi affrescati nella sala d'attesa vaticana. A mezzogiorno e 5 me ne andrei così incazzato da prendere a spintoni le suore sul mio cammino.
E qui mi tocca aspettare, aspettare, aspettare, aspettare.
Come mi disse un portoghese qualche mese fa: Capo Verde è il paradiso per chi non ha voglia di fare nulla.
Un paio di settimane fa ormai (come vola il tempo!), sono venuti a trovarmi mio fratello Vincenzo e il mio amico Beppe, primi di una serie di amici che faranno capolino da queste parti nel corso dei prossimi mesi.
Si sono fermati una settimana e spero proprio che si siano divertiti quanto me.
Sicuramente la giornata più interessante è stata quella dedicata al giro dell'isola con Andreas, che di mestiere accompagna turisti.
In realtà ci siamo concentrati solo sulla parte nord di Santiago, isola che ha le dimensioni di una provincia italiana: partenza ore 8.30, rientro ore 18:30.
Le cose viste sono tante, sicché non mi dilungo, me quelle che reputo degne di nota sono due.
Non ho trovato la "vocazione commerciale" dei villaggi Masai del Kenya, ma anche qui, nella bottega del loro artigianato tipico, al visitatore occidentale è dato modo di acquistare delle emerite schifezze per centinaia di euro.
Altro momento clou è stata la visita ad una "fabbrica" di grogo, il tipico liquore locale ricavato dalla canna da zucchero.
Silos sterili, alambicchi lucidi, bottiglie allineate e splendenti... dimenticatevi tutto questo!
Se dovessi definirlo con poche parole, direi un "letamaio" dove, in forni sotterranei, ardeva continuamente la legna per distillare il liquore. Anche qui animali ovunque, aromi intensi in continuo mescolarsi, gente scalza che gira senza meta. Un caldo da squagliarsi e la pelle perennemente appiccicaticcia che nemmeno nelle foreste del Laos (sempre che esistano foreste, in Laos).
E poi, all'improvviso, il miracolo. Da un tubo di ferro, infisso nella terra, sgorga limpido, dolce e puro il grogo novello, come l'acqua in alcuni santuari alpini, pronto da degustare con una la scodella che anche Paolo Brosio si rifiuterebbe di berci l'acqua di Lourdes!
Mai giudicare dalle apparenze: anche nei luoghi meno ameni, può nascere la perfezione dell'alcol!
Sta iniziando la stagione delle piogge. Ieri, tornando da Praia, io e Andreas abbiamo attraversato il San Gottardo a novembre. Ma teniamo duro, in fondo siamo su un'isola tropicale!
Il tempo è al servizio delle persone, non il contrario; bello come concetto astratto ma, applicandolo alla vita reale, un occidentale potrebbe impazzire.
Ne deriva che gli appuntamenti non viaggino su accordi tipo "domani alle 9", o "a mezzogiorno e mezza" o "stasera alle 20". Qui si ragiona tipo "domani", "più tardi", "quando ho finito", "prima di fine settimana".
In particolare, esiste una frase, la più pericolosa alla quale abboccare: "sto arrivando, sono per strada" che può significare qualsiasi cosa! Un'ora, un pomeriggio, domani, mai!
Io faccio molta fatica, non amo aspettare; se il Papa mi concedesse udienza privata a mezzogiorno, a mezzogiorno e 3 inizierei a prendermela con i malcapitati Santi affrescati nella sala d'attesa vaticana. A mezzogiorno e 5 me ne andrei così incazzato da prendere a spintoni le suore sul mio cammino.
E qui mi tocca aspettare, aspettare, aspettare, aspettare.
Come mi disse un portoghese qualche mese fa: Capo Verde è il paradiso per chi non ha voglia di fare nulla.
Un paio di settimane fa ormai (come vola il tempo!), sono venuti a trovarmi mio fratello Vincenzo e il mio amico Beppe, primi di una serie di amici che faranno capolino da queste parti nel corso dei prossimi mesi.
Si sono fermati una settimana e spero proprio che si siano divertiti quanto me.
Sicuramente la giornata più interessante è stata quella dedicata al giro dell'isola con Andreas, che di mestiere accompagna turisti.
In realtà ci siamo concentrati solo sulla parte nord di Santiago, isola che ha le dimensioni di una provincia italiana: partenza ore 8.30, rientro ore 18:30.
Le cose viste sono tante, sicché non mi dilungo, me quelle che reputo degne di nota sono due.
La prime è il villaggio dei "rebelados"; i rebelados sono una comunità che negli anni '40 si è allontanata dal resto degli abitanti dell'isola come rifiuto di un certo tipo di "formazione culturale obbligatoria", identificata nella sostituzione dei religiosi di riferimento da parte del governo portoghese e della Chiesa cattolica. Anche dopo l'indipendenza, per via delle frizioni tutt'ora esistenti col resto della popolazione, i rebelados continuano a vivere in comunità ben distinte e peculiari; oggi sono salvaguardati come fenomeno culturale.
Vivono in tipiche capanne di legno e foglie, con strade in terra battuta, animali a stretto contatto e bambini che girano scalzi e seminudi. La mia descrizione non è, e non può essere esaustiva. Bisognerebbe vedere con i propri occhi.Non ho trovato la "vocazione commerciale" dei villaggi Masai del Kenya, ma anche qui, nella bottega del loro artigianato tipico, al visitatore occidentale è dato modo di acquistare delle emerite schifezze per centinaia di euro.
Altro momento clou è stata la visita ad una "fabbrica" di grogo, il tipico liquore locale ricavato dalla canna da zucchero.
Silos sterili, alambicchi lucidi, bottiglie allineate e splendenti... dimenticatevi tutto questo!
Se dovessi definirlo con poche parole, direi un "letamaio" dove, in forni sotterranei, ardeva continuamente la legna per distillare il liquore. Anche qui animali ovunque, aromi intensi in continuo mescolarsi, gente scalza che gira senza meta. Un caldo da squagliarsi e la pelle perennemente appiccicaticcia che nemmeno nelle foreste del Laos (sempre che esistano foreste, in Laos).
E poi, all'improvviso, il miracolo. Da un tubo di ferro, infisso nella terra, sgorga limpido, dolce e puro il grogo novello, come l'acqua in alcuni santuari alpini, pronto da degustare con una la scodella che anche Paolo Brosio si rifiuterebbe di berci l'acqua di Lourdes!
Mai giudicare dalle apparenze: anche nei luoghi meno ameni, può nascere la perfezione dell'alcol!
Sta iniziando la stagione delle piogge. Ieri, tornando da Praia, io e Andreas abbiamo attraversato il San Gottardo a novembre. Ma teniamo duro, in fondo siamo su un'isola tropicale!
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Tarrafal, Capo Verde
lunedì 30 marzo 2015
On the road
Oggi mi trovo a Praia, la capitale di Capo Verde, per i soliti, entusiasmanti motivi burocratici. Questa mattina quindi, con partenza alle 7:30, mi sono sobbarcato il viaggio da Tarrafal, sulla strada che taglia l'isola e alla quale già in precedenza ho dedicato qualche parola.
Da Tarrafal, che si trova sul mare, si deve attraversare praticamente tutta l'isola di Santiago che, nell'entroterra, presenta delle alture non da ridere. Ne consegue che i 70 km di strada sono tutti curve, salite, discese, tornanti. Se si considera che poi, aldilà dei centri urbani, praticamente lungo tutto il percorso sorgono abitazioni e piccoli agglomerati di case, con il patrimonio umano e animale annessi, ne consegue una difficoltà di guida livello GTA 6.
Usciti da Tarrafal, ci si inerpica subito sulla salita che attraversa la sua parte alta, Chao Bon, e che continua a salire fino al Parque Serra Malagueta (1040 m. slm); non ho ancora visitato questo parco, che pare sia molto bello. Forse perché arrivando da Biella, mi sembra assurdo andare a vedere un parco di montagna a Capo Verde. Comunque qui la strada taglia la montagna e spesso, nel percorrerla, si attraversano le nuvole. Pittoresco!
Prima di arrivare al parco, comunque, si respira la vera essenza rurale di Tarrafal, città a vocazione agricola essendo i prodotti della terra, insieme alla pesca, la maggior risorsa economica. Sul bordo della strada si vedono diversi bambini impegnati ad aiutare nel lavoro dei campi; oggi mi hanno colpito due bambine, di circa 10 e 13 anni, che spingevano carriole cariche e LETTERALMENTE grandi quanto loro. Sarebbe facile fare del populismo e dire che da noi i giovani di oggi non si sognerebbero mai di spingere una carriola; ma la verità è che nemmeno io, che non appartengo lontanamente alla categoria giovani, da adolescente ho mai avuto a che fare con una carriola (se non nei miei sogni, ma di ben altro genere). A quella età, bisognerebbe andare a scuola, semplicemente.
Dal parco della Serra Malagueta in poi, si scende un po', poi si sale, per Assomada, si scende e si sale altre due volte e si arriva infine a Praia. Per tutto questo percorso (asfalto senza una buca, una sola!), gli elementi a cui deve stare attento un povero conducente sono: cani, galline, capre, muli (che vanno in giro carichi e soli, avranno il GPS), mucche, bambini che corrono, cordoli di rallentamento, bici, mezzi in retromarcia, autostoppisti, donne con bacinelle strapiene sulla testa, corridori (vanno sparati in salita, con le Superga ai piedi, Sant'Abebe Bikila!), scolari che camminano bordo strada, bruciatori di sterpaglie, venditrici di porco fritto, bambini che vendono frutta.
Rispetto a noi, forse per le molte e forti salite, pochissimi ciclisti: sintomo questo a parer mio, soprattutto di domenica, di netta superiorità culturale!
Dalle parti di Assomada ho beccato per ben due volte un tizio, una volta vestito da suora, un'altra da soubrette. Insondabili misteri d'Africa.
Nei tratti in cui la strada taglia la montagna, la vista è favolosa: alture e panorami che ricordano il mondo di Road Runner e Willy Coyote. Le pareti dove la montagna è stata scavata, però, non hanno le reti protettive in metallo, per cui è molto facile vedere sassi staccatisi e caduti dall'alto, alcuni anche di qualche chilata! Ma finché li vedo già a terra, va bene!
L'arrivo a Praia è sempre pieno di promesse. Ma di questo parlerò un'altra volta. Ora ho bisogno di trovare un posto dove mi hanno detto che sanno fare dell'ottimo mojito...
Da Tarrafal, che si trova sul mare, si deve attraversare praticamente tutta l'isola di Santiago che, nell'entroterra, presenta delle alture non da ridere. Ne consegue che i 70 km di strada sono tutti curve, salite, discese, tornanti. Se si considera che poi, aldilà dei centri urbani, praticamente lungo tutto il percorso sorgono abitazioni e piccoli agglomerati di case, con il patrimonio umano e animale annessi, ne consegue una difficoltà di guida livello GTA 6.
Usciti da Tarrafal, ci si inerpica subito sulla salita che attraversa la sua parte alta, Chao Bon, e che continua a salire fino al Parque Serra Malagueta (1040 m. slm); non ho ancora visitato questo parco, che pare sia molto bello. Forse perché arrivando da Biella, mi sembra assurdo andare a vedere un parco di montagna a Capo Verde. Comunque qui la strada taglia la montagna e spesso, nel percorrerla, si attraversano le nuvole. Pittoresco!
Prima di arrivare al parco, comunque, si respira la vera essenza rurale di Tarrafal, città a vocazione agricola essendo i prodotti della terra, insieme alla pesca, la maggior risorsa economica. Sul bordo della strada si vedono diversi bambini impegnati ad aiutare nel lavoro dei campi; oggi mi hanno colpito due bambine, di circa 10 e 13 anni, che spingevano carriole cariche e LETTERALMENTE grandi quanto loro. Sarebbe facile fare del populismo e dire che da noi i giovani di oggi non si sognerebbero mai di spingere una carriola; ma la verità è che nemmeno io, che non appartengo lontanamente alla categoria giovani, da adolescente ho mai avuto a che fare con una carriola (se non nei miei sogni, ma di ben altro genere). A quella età, bisognerebbe andare a scuola, semplicemente.
Dal parco della Serra Malagueta in poi, si scende un po', poi si sale, per Assomada, si scende e si sale altre due volte e si arriva infine a Praia. Per tutto questo percorso (asfalto senza una buca, una sola!), gli elementi a cui deve stare attento un povero conducente sono: cani, galline, capre, muli (che vanno in giro carichi e soli, avranno il GPS), mucche, bambini che corrono, cordoli di rallentamento, bici, mezzi in retromarcia, autostoppisti, donne con bacinelle strapiene sulla testa, corridori (vanno sparati in salita, con le Superga ai piedi, Sant'Abebe Bikila!), scolari che camminano bordo strada, bruciatori di sterpaglie, venditrici di porco fritto, bambini che vendono frutta.
Rispetto a noi, forse per le molte e forti salite, pochissimi ciclisti: sintomo questo a parer mio, soprattutto di domenica, di netta superiorità culturale!
Dalle parti di Assomada ho beccato per ben due volte un tizio, una volta vestito da suora, un'altra da soubrette. Insondabili misteri d'Africa.
Nei tratti in cui la strada taglia la montagna, la vista è favolosa: alture e panorami che ricordano il mondo di Road Runner e Willy Coyote. Le pareti dove la montagna è stata scavata, però, non hanno le reti protettive in metallo, per cui è molto facile vedere sassi staccatisi e caduti dall'alto, alcuni anche di qualche chilata! Ma finché li vedo già a terra, va bene!
L'arrivo a Praia è sempre pieno di promesse. Ma di questo parlerò un'altra volta. Ora ho bisogno di trovare un posto dove mi hanno detto che sanno fare dell'ottimo mojito...
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