Benché avessi qualcosina da scrivere in questo blog, non ho potuto farlo prima di adesso in quanto mi sono trovato senza computer né internet; oggi come oggi combinazione più rara di un Luca Giurato che azzecca la combo congiuntivo+condizionale.
Sono rientrato ieri da una pausa di una ventina scarsa di giorni trascorsa tra l'Italia e la Francia; sono al lavoro, così mi risposo.
Dopo pochi giorni dal mio arrivo in Italia sono andato con mio fratello in Puglia, dove mia mamma ormai passa gran parte dell'anno. La Puglia del bellissimo Salento? No. La Puglia di Polignano a Mare? Neanche. Otranto, Altamura, Lecce? No, no e no. La Puglia dell'incredibile Gargano? Quasi ma no.
San Severo.
Che, in quanto città che mi ha visto venire alla luce, gode di tutto il mio affetto; ma dove, comunque, ogni giorno il mio scarso spirito di sopportazione è stato messo duramente alla prova. E dico questo non perché venga trattato male, tutt'altro! Sono veramente accudito come un principe, ma per chi come me è abituato alla totale indipendenza, l'amore dei parenti che ti dicono cosa mangiare, quando mangiarlo e quanto mangiarne talvolta è soffocante. Soffocante soprattutto se abbinato ad una temperatura che non ti permetteva di uscire di casa da mezzogiorno alle 19:00 e che la notte non ti dava tregua obbligandoti a dormire con le finestre aperte. Per la cronaca, dopo una notte di insonne meditazione ho potuto stabilire in maniera incontrovertibile che a San Severo non esiste un solo motorino con la marmitta originale; a breve pubblicherò uno studio su "Quattroruote".
Ho guardato con la mia famiglia la partita Germania-Italia vinta ai rigori dai crucchi. Saremo stati una ventina ma, democraticamente, ognuno criticava un diverso giocatore della nazionale. Non bastando i titolari in campo, qualcuno ha dovuto ripiegare e inveire contro giocatori della panchina e qualcuno addirittura con chi in nazionale non gioca più. Ad un certo punto sono certo di aver sentito distintamente "Collovati, ma allora sì strunz!"
Nel mentre consumavamo pizza pari alla produzione annuale di Pizza Hut Canada.
Con i miei zii si può parlare di tutto: politica, calcio, situazione economica mondiale, Isis, attualità. Sono fantastici e preparatissimi. Ma il mio zio preferito si è avventurato nello sdrucciolevole ed insidioso cammino di "Luigi, hai 40 anni, la donna giusta, i nipotini, il matrimonio"; mi è bastato mostrare le foto di qualche mia amica capoverdiana per uscire di scena con l'eleganza di Gene Kelly!
Nota non insignificante: Freccia Rossa Milano-Foggia puntuale, con aria condizionata funzionante, tutto perfetto.
Dopo esser tornato dalla Puglia mi sono spostato a Parigi per qualche giorno. Nei paraggi della città, e più precisamente nei villaggi di pertinenza Disney, vivono i miei amici Alessia ed Enrico ed amo sempre andarli a trovare. A sto giro, per una congiunzione di eventi più rara del passaggio della cometa di Halley o di un rigore fischiato contro la Juve, i miei amici di infanzia Giorgio e Carlo sono venuti con me trasformando la trasferta in un vaso di Pandora (ma senza la Speranza). Giusto per capirci uno dei due, non dico quale, è stato a lungo soprannominato Satana. Ora è peggiorato. E tra i due è il migliore. Per intenderci, siamo riusciti ad accapigliarci con gli zingari in metropolitana!
Come sappiamo la Francia sta passando dei giorni delicati; noi abbiamo ben pensato di andarci nel week end della finale dei Campionati Europei di Calcio.
Sulla bontà della scelta abbiamo avuto modo di rifletterci da subito; alla frontiera tra Italia e Francia sono saliti sul TGV sei poliziotti per vagone controllando tutti i documenti. Inoltre la Farnesina ha avuto la delicatezza di mandarmi l'sms con i contatti in caso di emergenza, giusto così! per non allarmare nessuno. Devo dire che ho girato molto nella vita ed è la prima volta che mi arriva un sms del genere e, per giunta, IN FRANCIA.
Comunque la tensione è stata ripagata nel migliore dei modi con un bellissimo regalo, confezionato e consegnato dal Portogallo. Dopo una giornata passata in mezzo a francesi che facevano caroselli, compravano magliette, giravano con i volti pitturati, le bandiere sventolanti, le trombette da stadio... ebbene, vederli perdere per un gol nel secondo tempo supplementare è stato un epilogo che non potevo veramente immaginare migliore!
I caroselli con le macchine van fatti dopo la partita, mai prima!
Insomma, satolli di soddisfazioni sportive, di foie gras, di baguette, di lumache, di croissant, dopo esser stati raggirati dai menù fissi dei "Restaurant Pour Tourist Boccalon" (menù 10,90 € senza bevande + 1 birra 8 €), aver spintonato bambini per avere i posti migliori nelle giostre ad Eurodisney, aver camminato dozzinaia di chilometri, ci siamo avviati con la pace nel cuore verso i rispettivi aerei (in 3, 3 voli differenti!).
Ma di questo parlerò nel prossimo post.
Oggi sono rientrato al lavoro. Il mio dottore, bravissimo e molto responsabile, mi ha detto l'altro ieri che se alle prossime analisi del sangue non sarà convinto dal mio colesterolo, mi aggiungerà una pastiglietta a colazione. Considerando che ne prendo già due per la pressione, preferisco non rischiare, anche perché tra un po' dovrò magari ricorreree anche a quella blu.
Quindi categoricamente: dieta! Per fortuna qui il pesce è buonissimo!
Qualcuno sa se la birra contiene colesterolo?
Può capitare di partire dal Piemonte nebbioso e di ritrovarsi in Africa. Che però tanto Africa non è.
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sabato 16 luglio 2016
Diario di Viaggio. Parte 1
Ubicazione:
Tarrafal, Capo Verde
sabato 28 marzo 2015
Le cose che capitano.
Due giorni fa sono andato nuovamente a tagliarmi i capelli, ma il mio spirito di avventura mi ha portato a cercare un altro "Salão", visto che qui l'offerta è molto ampia.
Ne ho scelto uno a ridosso della macelleria, dove dei quarti di animali non meglio specificati stavano decorativamente appesi, nella speranza che le due attività commerciali non fossero in collaborazione! O che, quantomeno, il lavoratore e gli strumenti fossero diversi.
Entrando ho provato la stessa emozione che si vive da noi quando si va dai parrucchieri cinesi: vedi cinque persone e non sai quale di esse si prenderà cura di te. Mi è toccato un signore sui 45 anni, maglietta da calcio, berretto da baseball bianco e, soprattutto, con quei modi raffinati che tanto spesso ci si aspetta dallo stereotipo di categoria.
Risultato: con una combinazione di rasoio elettrico e forbici da cartoleria, mi ha combinato il peggior taglio della mia vita! Per esempio, io in fronte ho una rosa e lui l'ha recisa esattamente come si farebbe col fiore; ad un certo punto, senza preavviso, ha iniziato a tagliarmi la barba. Ciò mi ha permesso di scoprire che finalmente riesco a farmi capire bene, perché quando gli ho urlato "ma che cazzo fai?", sono certo che abbia compreso perfettamente.
Ora il mio look è in fase di transizione. Sembro Michael J. Fox a metà della trasformazione in "Voglia di vincere".
I mezzi pubblici qui sono per lo più di due tipi: mini-van da una decina di posti, e furgonati che, sotto il telo, ospitano due panche.
I primi sono utilizzati per viaggi lunghi, soprattutto sulla tratta Tarrafal-Assomada-Praia, e costano qualche centinaio di Escudos. I secondi, invece, sono in genere utilizzati come collegamento tra il centro di Tarrafal, identificato con la Villa, la zona a ridosso della spiaggia e i servizi, e la parte alta, chiamata Chao Bom. Trasporta studenti, operai, venditrici del mercato; chiunque, insomma, non sia in possesso di un mezzo proprio, al costo di circa 10 Escudos.
C'è però un aspetto comune a tutti i mezzi di trasporto pubblici: hanno scritta, sul cofano o sopra il parabrezza, una frase beneaugurante a tema religioso. E, soffermandosi un attimo a leggere, ci si può divertire.
Nell'ultima settimana ho visto (traduco): "fratello redento", "Jesus è la mia vita", "Guido con Dio", "In pace con i fratelli", "L'Amore di Dio".
Quando ho letto "Jesus viaggia con me", mi è venuto l'impulso di chiedere se aveva voglia di pagare a metà il viaggio.
In tempo di Quaresima, però, ho ritenuto saggio astenermi. Anche per le dimensioni del Marcantonio a cui Jesus faceva da navigatore.
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Ubicazione:
Tarrafal, Capo Verde
mercoledì 11 febbraio 2015
Trasporto: mezzi e mezzucci.
La strada che unisce Praia a Tarrafal e che taglia da un'estremità all'altra l'isola di Santiago, la maggiore di Capo Verde, é, con i suoi circa 70 km, la più lunga dell'arcipelago.
La prima volta che sono stato qui, mi stupii per la qualità di questa strada. Larga più o meno come una statale a due corsie e con l'asfalto perfetto, in alcuni rettilinei sembrava quasi che invitasse a correre. Ho notato infatti, quando son tornato quest'ultima volta, che sono stati messi numerosi cordoli di rallentamento.
Per via di questi cordoli, per il fatto che la strada attraversi diversi centri abitati e poiché in alcuni tratti collinari presenta molte curve, per percorrere questi 70 km ci si impiega circa un'ora e mezza.
Il numero di auto pro-capite a Capo Verde è molto più basso che in Italia. La benzina per esempio costa poco più di 120 escudos al litro (prezzo imposto) cioè più di un euro per litro. In un paese dove lo stipendio è mediamente un decimo che in Italia, le proporzioni sono facili da fare.
Quindi auto poche, ma, quelle che girano, io non potrò mai permettermele in vita mia!
Ciò dipende un po' dal fatto che qui i ricchi sono davvero ricchi. Ma anche dal fatto che Capo Verde sta diventando un nuovo crocevia della droga proveniente dal Sudamerica e diretta in Europa.
Perciò, in attesa di finire in galera per via di qualche ovulo di cocaina galeotto, come può un povero italiano, per il momento sprovvisto di auto, girare l'isola?
Opzione numero 1: Taxi o NCC (noleggio con conducente). Ma visti i costi, secondo me sono iscritti al sindacato tassisti milanesi.
Opzione numero 2: noleggio auto. 30 € circa, tariffa ragionevole. Però partire da Tarrafal, andare a Praia, spaccarsi la faccia in un locale con musica dal vivo e dover riattraversare l'isola con le incognite alcol + strada buia, potrebbe avere un solo epilogo: un necrologio in creolo su "Il Corrier de la Tarde"
Opzione numero 3: il minivan. Mi spiego: esistono decine di minivan, da circa 10 posti circa, che fanno la tratta Praia-Assomada-Tarrafal e ritorno, toccando cioè le tre più grandi e popolose città dell'isola oltre a fermarsi in un'infinità di piccole località lungo la strada. In questo caso il costo a persona è piuttosto basso, ma, va da sé, che per il conduttore-proprietario è conveniente partire con il veicolo pieno. Qui è in auge una tecnica: il conduttore assolda un amico o conoscente e continua a girare per la città mentre quest'ultimo chiede a tutti se cercano un passaggio. Il fatto è che questo tizio è molto spesso piuttosto aggressivo nei modi. Più di una volta non sono riuscito a capire se le persone imbarcate avessero davvero necessità del viaggio o se piuttosto fossero state caricate di forza, sperando magari di trovare in seguito un passaggio per il ritorno.
Ho fatto una volta questo viaggio, stipati in 15, tra adulti, bambini e bacinelle. Direi che, complice il mio mal d'auto, per questa vita sono a posto così.
Che dire. Resterò a Tarrafal. E non mi lamento: qui non si vede il Festival di Sanremo!!!
La prima volta che sono stato qui, mi stupii per la qualità di questa strada. Larga più o meno come una statale a due corsie e con l'asfalto perfetto, in alcuni rettilinei sembrava quasi che invitasse a correre. Ho notato infatti, quando son tornato quest'ultima volta, che sono stati messi numerosi cordoli di rallentamento.
Per via di questi cordoli, per il fatto che la strada attraversi diversi centri abitati e poiché in alcuni tratti collinari presenta molte curve, per percorrere questi 70 km ci si impiega circa un'ora e mezza.
Il numero di auto pro-capite a Capo Verde è molto più basso che in Italia. La benzina per esempio costa poco più di 120 escudos al litro (prezzo imposto) cioè più di un euro per litro. In un paese dove lo stipendio è mediamente un decimo che in Italia, le proporzioni sono facili da fare.
Quindi auto poche, ma, quelle che girano, io non potrò mai permettermele in vita mia!
Ciò dipende un po' dal fatto che qui i ricchi sono davvero ricchi. Ma anche dal fatto che Capo Verde sta diventando un nuovo crocevia della droga proveniente dal Sudamerica e diretta in Europa.
Perciò, in attesa di finire in galera per via di qualche ovulo di cocaina galeotto, come può un povero italiano, per il momento sprovvisto di auto, girare l'isola?
Opzione numero 1: Taxi o NCC (noleggio con conducente). Ma visti i costi, secondo me sono iscritti al sindacato tassisti milanesi.
Opzione numero 2: noleggio auto. 30 € circa, tariffa ragionevole. Però partire da Tarrafal, andare a Praia, spaccarsi la faccia in un locale con musica dal vivo e dover riattraversare l'isola con le incognite alcol + strada buia, potrebbe avere un solo epilogo: un necrologio in creolo su "Il Corrier de la Tarde"
Opzione numero 3: il minivan. Mi spiego: esistono decine di minivan, da circa 10 posti circa, che fanno la tratta Praia-Assomada-Tarrafal e ritorno, toccando cioè le tre più grandi e popolose città dell'isola oltre a fermarsi in un'infinità di piccole località lungo la strada. In questo caso il costo a persona è piuttosto basso, ma, va da sé, che per il conduttore-proprietario è conveniente partire con il veicolo pieno. Qui è in auge una tecnica: il conduttore assolda un amico o conoscente e continua a girare per la città mentre quest'ultimo chiede a tutti se cercano un passaggio. Il fatto è che questo tizio è molto spesso piuttosto aggressivo nei modi. Più di una volta non sono riuscito a capire se le persone imbarcate avessero davvero necessità del viaggio o se piuttosto fossero state caricate di forza, sperando magari di trovare in seguito un passaggio per il ritorno.
Ho fatto una volta questo viaggio, stipati in 15, tra adulti, bambini e bacinelle. Direi che, complice il mio mal d'auto, per questa vita sono a posto così.
Che dire. Resterò a Tarrafal. E non mi lamento: qui non si vede il Festival di Sanremo!!!
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