I capoverdiani hanno la musica nel sangue.
Lo so, sto cavalcando uno stereotipo vecchio e abusato, ma è così. Soprattutto in estate poi, epoca in cui le famiglie si riuniscono poiché gli emigranti rientrano per le ferie, ogni occasione è buona per festeggiare. Mi stupiscono certe cene che si protraggono fino all'alba con decine di invitati (le famiglie qui sono parecchio ramificate), convivi questi in cui si risolvono i problemi logistici semplicemente spostandosi all'aperto. Si chiudono le strade e chi deve passare fa il giro. Semplice, no?
I miei vicini, e non solo loro, adorano un tipo di musica che si chiama "cotchi po" e che ascoltano per ore di seguito a tutto volume. Io non so come facciano, visto che io e Francesco, dopo circa 3 minuti che subiamo il bombardamento sonoro, già meditiamo il suicidio. Può darsi che sia l'equivalente della musica che mettono ai rave in Italia, ma io non lo saprò mai, visto che non ho mai partecipato ad un rave ed ho ormai più che doppiato l'età utile per fare questa esperienza. Grazie al cielo.
Se volete sentire il "cotchi po", cliccate QUI, ma poi non ve ne lamentate con me!
Nel dubbio, inoltre, qui è iniziata la campagna elettorale, vissuta più come un mix tra una vittoria ai mondiali di calcio e una sfilata di Carnevale!
Noi in Europa ci siamo abituati ai cinesi. Del resto viviamo nel primo mondo, il consumismo fa parte della nostra cultura e a me sembra assolutamente plausibile che un cinese apra un negozio a Santhià, paese della provincia di Vercelli dove sono cresciuto, per guadagnare sani e sempre ghiotti Euro.
Ma quando ho scoperto che ci sono più di dieci negozi di cinesi a Tarrafal, nonché decine e decine sull'isola di Santiago, non ho potuto che stupirmi. A parte il nome, non vedo alcuna attinenza tra Santhia e Santiago. La mia domanda era dunque questa: cosa può spingere un cinese a lasciare le sue grandi città, o le sue valli coltivate a té, o le sue colline coronate di nuvole stile kung fu panda (oggi lo stereotipo si è impossessato di me!), per andare a vendere generi alimentari in un posto del quale sicuramente non ha mai sentito parlare?
Sul fenomeno della colonizzazione, o meglio, dell'acquisto di grosse fette di Africa da parte della Cina ci sarebbe da scrivere troppo, ma non sono qualificato per poter affrontare esaurientemente questo argomento.
Ma qui i cinesi contano eccome: mi hanno detto hanno "regalato" il palazzo del Governo a Capo Verde (o quello del Parlamento, non ricordo), hanno la concessione per la costruzione e lo sfruttamento del casinò che sorgerà all'interno del mega-resort che cambierà la faccia della capitale Praia, hanno decine di aziende di import-export e ancora più punti vendita. E incredibilmente, almeno per noi, qui il prodotto cinese è sinonimo di qualità!
La comunità cinese contribuisce al folklore locale. Si tratta di gruppi piuttosto chiusi, con chiare gerarchie tra chi comanda chi lavora. Escono in gruppo e quando vanno al ristorante ordinano grandissime quantità di cibo, ma sono famosi anche perché la notte si recano al mare e pescano a scopo alimentare alcune creature che i locali aborrono, come i granchi e i ricci di mare. Il gruppo che vedo spesso è di norma seguito da due grossi cani neri che le malelingue sostengono essere sempre differenti.
Parlano un crioulo alla canarino Titti, con le "elle" che sostituiscono le "erre", cosa che non sentivo dai tempi dei film di Charlie Chan.
Qualche tempo fa una persona mi ha esposto una teoria: costui sosteneva che tutti i negozi dei cinesi in realtà appartengono allo Stato e coloro che ci lavorano sono dei cittadini che devono scontare delle piccole condanne, per esempio per debiti o per evasione fiscale. Le loro pene detentive verrebbero quindi commutate in determinati periodi di lavoro all'estero.
Benché non creda molto a questa storia, che però spiegherebbe la perfetta identità dei prodotti, dei prezzi e la scarsa indole alla vendita del personale, il fatto che sia credibile è già di per sé indicativo. Mi verrebbe da pensare piuttosto, soprattutto dopo qualche chiacchiera con un cinese con cui sono più in confidenza, che si tratti di salariati. Ma comunque, non di imprenditori!
I cinesi qui non hanno nome. I capoverdiani chiamano ognuno di essi "Cina". Giusto per non fare confusione sulla provenienza.
Con grande dolore, devo constatare che tra le varie attività che normalmente attribuiamo ai cinesi e che in Italia troviamo in ogni angolo, qui ne manchino totalmente due: i ristoranti e i centri massaggi.
Per solidarietà, anche questo post non avrà un happy ending.
Ah, quanto mi piacerebbe che in Italia i politici sfilassero per strada!
Può capitare di partire dal Piemonte nebbioso e di ritrovarsi in Africa. Che però tanto Africa non è.
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lunedì 22 agosto 2016
Sono arrivati i Cinesi non si vende più niente (niente più, niente più)
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Tarrafal, Capo Verde
venerdì 19 giugno 2015
due-punto-zero
Qualche giorno fa mi trovavo in un bar a bere un caffè con un amico capoverdiano quando la radio, una delle poche che trasmettono anche brani internazionali, manda Nek con "Lascia che io sia" in versione spagnola. Poiché si stava parlando di musica, dico al mio amico:
"Per esempio, Nenè, questo cantante è italiano"
Mi risponde: "No, si chiama Nek ed è colombiano"
Ed io "No, davvero, è emiliano"
E Nenè "Non si chiama Emiliano, si chiama Nek, lo stanno dicendo proprio adesso".
E mentre lo speaker gli dava ragione, non ho trovato le parole per replicare.
Rispetto a qualche anno fa, andar via di casa ha ben altro sapore. I mezzi tecnologici hanno davvero accorciato le distanze, per usare un'espressione trita e ritrita.
Vedo per esempio mia mamma con una certa costanza su Skype sicché quando ci si rivede di persona, non sembra nemmeno di esser stati divisi così a lungo. E tutte le sere, con mio fratello e mia sorella nel nostro gruppo di Whatsapp, ci scambiamo la buonanotte con conversazioni in copia-incolla dal giorno precedente.
Sempre su Whatsapp ho commentato in tempo reale con un gruppo di amici, come se fossimo sul medesimo divano, la recente disfatta della Juventus in Champions League. E tramite Facebook, per la medesima occasione, mi sono preso più insulti di quanti ne avrei beccati stuzzicando Sgarbi in diretta TV.
Beh, pochi anni fa (pochi???) non era così.
Nel 1999, quando ero a Zanzibar, mio papà ha avuto la malaugurata idea di mandarmi via fax la pagina di un quotidiano riportante una notizia che mi interessava. Venti minuti e ventiquattromila lire dopo, mi arrivava un foglio completamente nero ed illeggibile; non ho mai avuto il cuore di dirglielo!
Partire per la stagione significava tagliare i ponti per mesi, senza praticamente sentire nessuno (i cellulari non erano ancora in auge), e senza condividere quello che facevi per mesi e mesi. Al limite, carta, penna e francobolli... E considerando la qualità di ciò che si condivide adesso, non era poi tanto male!
Oggi è davvero tutto immediato. Ho saputo di un lutto al mio paese prima dei miei amici che ci vivono ed oggi ho praticamente partecipato in tempo reale, con foto e messaggi, al matrimonio di Elisa e Damiano (che sarebbero stati felici di avermi con loro, ma che hanno con la mia assenza risparmiato un millino di euro di alcolici!).
L'altra notte, svegliatomi per andare in bagno, mi sono accorto con sorpresa che mi avevano montato il bidet, a mia insaputa. Riscossomi un po' dal sonno, notavo sconcertato il colore rossastro del sanitario, nonché le lunghe antenne e le zampe mobili e vivaci. Ho chiesto scusa per non aver bussato e sono andato nell'altro bagno. Non sapevo di avere Samsa come coinquilino. Quando lo rivedrò gli chiederò la sua parte di affitto.
"Per esempio, Nenè, questo cantante è italiano"
Mi risponde: "No, si chiama Nek ed è colombiano"
Ed io "No, davvero, è emiliano"
E Nenè "Non si chiama Emiliano, si chiama Nek, lo stanno dicendo proprio adesso".
E mentre lo speaker gli dava ragione, non ho trovato le parole per replicare.
Rispetto a qualche anno fa, andar via di casa ha ben altro sapore. I mezzi tecnologici hanno davvero accorciato le distanze, per usare un'espressione trita e ritrita.
Vedo per esempio mia mamma con una certa costanza su Skype sicché quando ci si rivede di persona, non sembra nemmeno di esser stati divisi così a lungo. E tutte le sere, con mio fratello e mia sorella nel nostro gruppo di Whatsapp, ci scambiamo la buonanotte con conversazioni in copia-incolla dal giorno precedente.
Sempre su Whatsapp ho commentato in tempo reale con un gruppo di amici, come se fossimo sul medesimo divano, la recente disfatta della Juventus in Champions League. E tramite Facebook, per la medesima occasione, mi sono preso più insulti di quanti ne avrei beccati stuzzicando Sgarbi in diretta TV.
Beh, pochi anni fa (pochi???) non era così.
Nel 1999, quando ero a Zanzibar, mio papà ha avuto la malaugurata idea di mandarmi via fax la pagina di un quotidiano riportante una notizia che mi interessava. Venti minuti e ventiquattromila lire dopo, mi arrivava un foglio completamente nero ed illeggibile; non ho mai avuto il cuore di dirglielo!
Partire per la stagione significava tagliare i ponti per mesi, senza praticamente sentire nessuno (i cellulari non erano ancora in auge), e senza condividere quello che facevi per mesi e mesi. Al limite, carta, penna e francobolli... E considerando la qualità di ciò che si condivide adesso, non era poi tanto male!
Oggi è davvero tutto immediato. Ho saputo di un lutto al mio paese prima dei miei amici che ci vivono ed oggi ho praticamente partecipato in tempo reale, con foto e messaggi, al matrimonio di Elisa e Damiano (che sarebbero stati felici di avermi con loro, ma che hanno con la mia assenza risparmiato un millino di euro di alcolici!).
L'altra notte, svegliatomi per andare in bagno, mi sono accorto con sorpresa che mi avevano montato il bidet, a mia insaputa. Riscossomi un po' dal sonno, notavo sconcertato il colore rossastro del sanitario, nonché le lunghe antenne e le zampe mobili e vivaci. Ho chiesto scusa per non aver bussato e sono andato nell'altro bagno. Non sapevo di avere Samsa come coinquilino. Quando lo rivedrò gli chiederò la sua parte di affitto.
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Tarrafal, Capo Verde
mercoledì 10 giugno 2015
Melting pot.
Il mio amico Andreas, dopo sei anni trascorsi senza una vera e propria vacanza, ha deciso di approfittare della bassa stagione turistica e di prendersi tre settimane di ferie. Si concederà un break in un posto di mare, esotico, lontano... Capo Verde. Lo svizzero ha bellamente deciso di trascorrere 20 giorni a Boavista, ospite sulla barca di un suo amico. Poverino, mi fa quasi tenerezza. Io, nel dubbio, ho deciso di spostare il mio ufficio e di lavorare dal terrazzo di Casa Strela, con questo panorama. Devo dire che, nell'ultimo mese, i miei problemi di pressione alta si sono notevolmente ridimensionati... Certo, anche una finestra sul grigio cielo milanese, con in sottofondo i melodiosi rumori del traffico, ha il suo fascino, ma non si può avere tutto.
I capoverdiani vivono in un'area di influenza culturale diversa dalla nostra. Mi spiego.
Nella mia ristrettezza mentale, di uomo occidentale cresciuto in un paese filo-americano, ho sempre dato per scontato che esistessero dei valori "globali"; personaggi, brand, artisti che, per la loro fama, fossero conosciuti in tutto il mondo.
Mi sbagliavo, e di grosso.
Ho iniziato ad accorgermene parlando di musica e dei Queen. Personalmente non credevo che esistessero persone che non conoscessero Freddie Mercury, ed invece è così. Mi dicevo poi "A maggior ragione poiché è nato in Africa" (come se un lituano dovesse per forza conoscere Nico Fidenco perché è nato in Europa... mmm... non so se il paragone è calzante).
Nulla. Freddie Mercury è sconosciuto. Proviamo con un nome che sicuramente conoscono: ho comprato qui delle tazze per la colazione con Snoopy, conosceranno i Peanuts! Macché! Sarò più specifico. "Conosci Charlie Brown?" "Sì, questo nome l'ho già sentito! Si tratta di uno scrittore?".
Spero che non si tratti di Dan Brown perché sarebbe una beffa che, con tutte le cose che qui non arrivano, facciano eccezione dei romanzi così inutili.
Ho provato con altro: Amazon, George Clooney, Leonardo Di Caprio. Nulla.
Questo non è per dire che siano ignoranti, perché non è così e non lo penso. Solo che le loro aree di influenza culturale sono differenti dalle nostre.
Per esempio, amano la musica colombiana, mentre io della Colombia conoscevo solo altre produzioni non discografiche. Oppure la musica angolana. Che per noi "Angola" nel migliore dei casi è uno stato africano non meglio localizzato. Nel peggiore, una canzone di De Crescenzo.
La scorsa settimana, a Praia, sono entrato in una farmacia per cercare fermenti lattici, che qui sono difficilissimi da trovare.
Questa farmacia li aveva. Una scatoletta costava 25 € e scadeva il giorno dopo. Glielo faccio notare, ma mi rispondono, col tono di chi insegna ad un bambino un po' tonto una cosa ovvia, che la data di scadenza di un medicinale è un consiglio e di non farci caso. Grato per questa nuova perla, non li ho comprati.
Non ho potuto fare a meno di notare, però, una scatoletta nera che faceva bella mostra di sé, unica e solitaria e con aria minacciosa, su uno scaffale in una vetrinetta chiusa a chiave. Sopra c'era scritto "Condom XL".
Le domande hanno iniziato ad affollare la mia mente, ma una su tutte: XL secondo parametri generali o secondo criteri locali? Perché, nel secondo caso, la faccenda diventava quasi terrificante. Ero tentato di chiedere informazioni, ma la presenza della commessa, carina e sorridente, mi ha chiuso un po'. La prossima volta li compro, perché io VOGLIO sapere. Nel peggiore dei casi, faccio un buco per la faccia e mi creo dei keeway economici!
Da un paio di settimane soffro di disturbi alla pancia. Poi, qualche giorno fa, riempiendo dal rubinetto una bottiglia di plastica per bagnare le piante, ho notato che l'acqua scendeva verde. Da allora mi preparo il caffè con l'acqua in bottiglia e sto meglio.
Non male per uno che gira il mondo da ormai 17 anni.
Ora torno a scrivere mails in portoghese. Chissà quante cose imbarazzanti produco, altro che le traduzioni nei menù dei ristoranti cinesi! E, devo ammettere, la cosa mi diverte molto. Cosa c'è di più ingenuo di un povero italiano che dice parolacce e si nasconde dietro la sua ignoranza linguistica?
I capoverdiani vivono in un'area di influenza culturale diversa dalla nostra. Mi spiego.
Nella mia ristrettezza mentale, di uomo occidentale cresciuto in un paese filo-americano, ho sempre dato per scontato che esistessero dei valori "globali"; personaggi, brand, artisti che, per la loro fama, fossero conosciuti in tutto il mondo.
Mi sbagliavo, e di grosso.
Ho iniziato ad accorgermene parlando di musica e dei Queen. Personalmente non credevo che esistessero persone che non conoscessero Freddie Mercury, ed invece è così. Mi dicevo poi "A maggior ragione poiché è nato in Africa" (come se un lituano dovesse per forza conoscere Nico Fidenco perché è nato in Europa... mmm... non so se il paragone è calzante).
Nulla. Freddie Mercury è sconosciuto. Proviamo con un nome che sicuramente conoscono: ho comprato qui delle tazze per la colazione con Snoopy, conosceranno i Peanuts! Macché! Sarò più specifico. "Conosci Charlie Brown?" "Sì, questo nome l'ho già sentito! Si tratta di uno scrittore?".
Spero che non si tratti di Dan Brown perché sarebbe una beffa che, con tutte le cose che qui non arrivano, facciano eccezione dei romanzi così inutili.
Ho provato con altro: Amazon, George Clooney, Leonardo Di Caprio. Nulla.
Questo non è per dire che siano ignoranti, perché non è così e non lo penso. Solo che le loro aree di influenza culturale sono differenti dalle nostre.
Per esempio, amano la musica colombiana, mentre io della Colombia conoscevo solo altre produzioni non discografiche. Oppure la musica angolana. Che per noi "Angola" nel migliore dei casi è uno stato africano non meglio localizzato. Nel peggiore, una canzone di De Crescenzo.
La scorsa settimana, a Praia, sono entrato in una farmacia per cercare fermenti lattici, che qui sono difficilissimi da trovare.
Questa farmacia li aveva. Una scatoletta costava 25 € e scadeva il giorno dopo. Glielo faccio notare, ma mi rispondono, col tono di chi insegna ad un bambino un po' tonto una cosa ovvia, che la data di scadenza di un medicinale è un consiglio e di non farci caso. Grato per questa nuova perla, non li ho comprati.
Non ho potuto fare a meno di notare, però, una scatoletta nera che faceva bella mostra di sé, unica e solitaria e con aria minacciosa, su uno scaffale in una vetrinetta chiusa a chiave. Sopra c'era scritto "Condom XL".
Le domande hanno iniziato ad affollare la mia mente, ma una su tutte: XL secondo parametri generali o secondo criteri locali? Perché, nel secondo caso, la faccenda diventava quasi terrificante. Ero tentato di chiedere informazioni, ma la presenza della commessa, carina e sorridente, mi ha chiuso un po'. La prossima volta li compro, perché io VOGLIO sapere. Nel peggiore dei casi, faccio un buco per la faccia e mi creo dei keeway economici!
Da un paio di settimane soffro di disturbi alla pancia. Poi, qualche giorno fa, riempiendo dal rubinetto una bottiglia di plastica per bagnare le piante, ho notato che l'acqua scendeva verde. Da allora mi preparo il caffè con l'acqua in bottiglia e sto meglio.
Non male per uno che gira il mondo da ormai 17 anni.
Ora torno a scrivere mails in portoghese. Chissà quante cose imbarazzanti produco, altro che le traduzioni nei menù dei ristoranti cinesi! E, devo ammettere, la cosa mi diverte molto. Cosa c'è di più ingenuo di un povero italiano che dice parolacce e si nasconde dietro la sua ignoranza linguistica?
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Tarrafal, Capo Verde
venerdì 22 maggio 2015
Gamboa Festival Vol. 2
Il Gamboa Festival si svolge su una spiaggia molto grande (e molto sporca!), e vi si accede da ingressi collocati praticamente a ridosso di una rotonda stradale.
Il traffico in zona è quindi estremamente congestionato, nonostante l'intervento della polizia che, a suon di bestemmioni in creolo, cerca di snellire e rendere fluida la circolazione.
Andreas, che ormai ha fatto il callo e non si formalizza, parcheggia bellamente sul marciapiede e si va.
L'ingresso costa 500 escudos, 300 tramite prevendita; il cambio fisso è 1 € = 110 escudos, quindi il biglietto costa circa dai 2,50 ai 4,50 €.
Poco, se li hai. Tantissimo, se sei senza!
Ne deriva che, per coloro che non hanno la possibilità di entrare, si crei una sorta di "controfestival" sul lungomare all'ingresso, con tanto di palco alternativo con gruppo che canta, bancarelle, venditori, bibitari. E ressa: tanta, tanta, tanta ressa.
Dal pericolo di borseggi e addirittura di vere e proprie aggressioni, ero già stato messo in guardia. Una volta, mi dicono, erano anche molto frequenti le risse; ma ormai lo spiegamento di polizia, esercito, finanza ed altro è veramente imponente.
Nel dubbio, io mi metto in tasca una banconota da 1000 scudi e lascio il portafogli in macchina, in modo da rendere più agevole il lavoro dei topi d'auto!
All'ingresso siamo in 8, tra ragazzi e ragazze, facciamo il biglietto ed entriamo. Lo spettacolo è grandioso: alla destra il mare, sulla testa il cielo stellato con la luna, davanti un palco illuminato e migliaia di ragazzi e ragazze che ballano. Tutto intorno bancarelle che vendono cibo e birra.
Mi soffermo un attimo sul concetto di bancarella. Si tratta di un ombrellone sotto il quale c'è un tavolino dove è appoggiato un fusto di birra che viene spillata in bicchieri di plastica. A lato, un piccolo barbecue sul quale sfrigolano cosce di pollo o tranci di pesce. I più forniti, vendono anche sigarette sfuse.
Sul palco si esibisce un gruppo rap che si chiama "Rapaz 100 Juiz" e che canta brani di forte critica sociale: contro lo stipendio dei deputati, contro i politici, contro la gestione della scuola, contro il costo della vita che non permette di arrivare a fine mese, contro il prezzo della benzina; qui tutti sembrano conoscere a memoria queste canzoni. Sarebbe facile scrivere che tutto il mondo è paese, infatti non lo faccio. Ma non posso non notare quattro rasta super-fattoni che ballano ogni canzone con lo stesso, ipnotico ritmo; anche nelle pause tra una canzone e l'altra, non smettono mai di dondolare.
Ci viene voglia di birra; non potevamo saperlo, ma si rivelerà un'impresa.
Un bicchiere di birra media costa 60 escudos (due settimane fa a Biella l'ho pagata, identica, 5,50 €) e nessuno dei venditori ha il resto alla banconota da mille. Dopo aver girato invano per un po', l'unica soluzione è raccogliere una decina di amici ed offrir loro una birra.
Il problema è che poi questi amici vogliono ricambiare; per risparmiare, moltissime ragazze portano in borsa bottiglie di plastica da mezzo litro piene di "Ponce", una sorta di crema alcolica, tipo il Baileys, ma a base di un liquore locale, il grogue, e aromatizzata ai gusti più disparati: fragola, menta, cioccolato. Ce ne offrono a fiumi: dolce, vomitevole, ubriacante!
Il festival è stato un successone di divertimento fino a notte fonda.
Infine, devo dire che l'uomo europeo un po' datato, ma non ancora da rottamare, incontra parecchi apprezzamenti. Ma può darsi che questo dipendesse dal molto alcol che girava. O piuttosto dalla voce, che si era diffusa, che stavamo offrendo da bere.
Il traffico in zona è quindi estremamente congestionato, nonostante l'intervento della polizia che, a suon di bestemmioni in creolo, cerca di snellire e rendere fluida la circolazione.
Andreas, che ormai ha fatto il callo e non si formalizza, parcheggia bellamente sul marciapiede e si va.
L'ingresso costa 500 escudos, 300 tramite prevendita; il cambio fisso è 1 € = 110 escudos, quindi il biglietto costa circa dai 2,50 ai 4,50 €.
Poco, se li hai. Tantissimo, se sei senza!
Ne deriva che, per coloro che non hanno la possibilità di entrare, si crei una sorta di "controfestival" sul lungomare all'ingresso, con tanto di palco alternativo con gruppo che canta, bancarelle, venditori, bibitari. E ressa: tanta, tanta, tanta ressa.
Dal pericolo di borseggi e addirittura di vere e proprie aggressioni, ero già stato messo in guardia. Una volta, mi dicono, erano anche molto frequenti le risse; ma ormai lo spiegamento di polizia, esercito, finanza ed altro è veramente imponente.
Nel dubbio, io mi metto in tasca una banconota da 1000 scudi e lascio il portafogli in macchina, in modo da rendere più agevole il lavoro dei topi d'auto!
All'ingresso siamo in 8, tra ragazzi e ragazze, facciamo il biglietto ed entriamo. Lo spettacolo è grandioso: alla destra il mare, sulla testa il cielo stellato con la luna, davanti un palco illuminato e migliaia di ragazzi e ragazze che ballano. Tutto intorno bancarelle che vendono cibo e birra.
Mi soffermo un attimo sul concetto di bancarella. Si tratta di un ombrellone sotto il quale c'è un tavolino dove è appoggiato un fusto di birra che viene spillata in bicchieri di plastica. A lato, un piccolo barbecue sul quale sfrigolano cosce di pollo o tranci di pesce. I più forniti, vendono anche sigarette sfuse.
Sul palco si esibisce un gruppo rap che si chiama "Rapaz 100 Juiz" e che canta brani di forte critica sociale: contro lo stipendio dei deputati, contro i politici, contro la gestione della scuola, contro il costo della vita che non permette di arrivare a fine mese, contro il prezzo della benzina; qui tutti sembrano conoscere a memoria queste canzoni. Sarebbe facile scrivere che tutto il mondo è paese, infatti non lo faccio. Ma non posso non notare quattro rasta super-fattoni che ballano ogni canzone con lo stesso, ipnotico ritmo; anche nelle pause tra una canzone e l'altra, non smettono mai di dondolare.
Ci viene voglia di birra; non potevamo saperlo, ma si rivelerà un'impresa.
Un bicchiere di birra media costa 60 escudos (due settimane fa a Biella l'ho pagata, identica, 5,50 €) e nessuno dei venditori ha il resto alla banconota da mille. Dopo aver girato invano per un po', l'unica soluzione è raccogliere una decina di amici ed offrir loro una birra.
Il problema è che poi questi amici vogliono ricambiare; per risparmiare, moltissime ragazze portano in borsa bottiglie di plastica da mezzo litro piene di "Ponce", una sorta di crema alcolica, tipo il Baileys, ma a base di un liquore locale, il grogue, e aromatizzata ai gusti più disparati: fragola, menta, cioccolato. Ce ne offrono a fiumi: dolce, vomitevole, ubriacante!
Il festival è stato un successone di divertimento fino a notte fonda.
Infine, devo dire che l'uomo europeo un po' datato, ma non ancora da rottamare, incontra parecchi apprezzamenti. Ma può darsi che questo dipendesse dal molto alcol che girava. O piuttosto dalla voce, che si era diffusa, che stavamo offrendo da bere.
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Tarrafal, Capo Verde
lunedì 18 maggio 2015
Gamboa Festival Vol. 1
Ciò che ho subito notato al mio rientro a Capo Verde è stato l'aumento della temperatura. Fa caldo, molto caldo, e sudo come Renzo Bossi alle prese con un'equazione. Fortunatamente sono molto attento alla mia salute, perciò reintegro i liquidi, i sali e le fibre con una fresca bevanda locale a base di acqua, malto e luppolo.
Venerdì sono stato a Praia per lavoro; ne ho approfittato per fermarmi e vedere il "Gamboa Festival", del quale avevo sentito molto parlare.
Il Festival prende il nome dalla spiaggia di Gamboa, probabilmente la più grande di Praia, dove già la mattina avevo avuto modo di notare un grande spazio cintato nel quale stavano finendo di montare il palco. Vi si sarebbero alternati 4 o 5 gruppi durante la serata, in un format simile al concerto del 1 Maggio di Roma.
Il Festival mi ha colpito, ma ancor più l'epopea per arrivarci.
Ci sarei andato col mio amico svizzero Andreas, che è qui da sei anni e che ha quindi stretto numerose amicizie. Inizio previsto della manifestazione h 22:00, termine h 2:00 della mattina; abbiamo convenuto, quindi, di non andarci troppo tardi.
Siamo entrati all'una e venticinque.
Innanzi tutto abbiamo preso un aperitivo e abbiamo deciso di andare a cena; prima però, Andreas mi ha presentato dei suoi amici e delle sue amiche e mi ha lasciato per accompagnare a casa un paio di essi. Io sono quindi rimasto con gli altri, a me sconosciuti, che parlavano in creolo e che quindi non capivo, limitandomi a sorridere ebete quando tutti ridevano (forse di me!). Dopodiché anche questi si sono divisi: io sono andato con due ragazze e un ragazzo, che mi hanno detto di seguirli.
Saliti su un taxi, siamo andati verso un quartiere senza illuminazione pubblica, dove già immaginavo di dovermi separare forzatamente dai miei organi interni (tranne il fegato che probabilmente non avrebbero voluto!).
Qui entriamo in casa di una delle ragazze che mi presenta la madre, lo zio, il fratello e si va a cambiare. Io resto solo con la mamma e lo zio che intanto guardano la telenovela, seduto sul divano, senza saper che dire.
Va sottolineato che qui sono davvero molto ospitali e puoi piombargli in casa a qualsiasi ora che ti accolgono col sorriso. Una volta due poveri Testimoni di Geova, probabilmente dei tirocinanti, hanno avuto la malaugurata idea di suonare a casa di mio papà mentre stava cenando. Mio papà ha elegantemente sciorinato una sequela di bestemmie tale, che uno dei due si è convertito ed è diventato leader di una setta satanista, l'altro ha fondato un culto incentrato sulla venerazione del volto di Donatella Versace.
Mentre mi stavo appassionando alla telenovela, torna la ragazza che intanto si è cambiata, ma non torna il ragazzo (mai più rivisto). Invece l'amica arriva con un'altra ragazza che, mi dicono, ha difficoltà nel parlare: sono una brutta persona, lo so, ma sono stato felice perché avevo finalmente una conversatrice al mio livello!
Sento Andreas, che ci aspetta con altri amici in un locale che si chiama "Sovaco de Cobra", letteralmente "Ascella di serpente". Con questa premessa inquietante andiamo a prendere un taxi per raggiungerli, passando per vicoli che nemmeno a Caracas o a Baghdad.
Arriviamo in questo locale che, a dispetto del nome, è molto carino, e si limita praticamente ad una serie di tavolini in una piazzetta.
La compagnia era piacevole, la caipirinha buona, il clima stupendo, la musica allegra.
Ed è da lì, con lo stomaco vuoto di cibo e pieno di alcol, che verso l'una ci siamo alzati per andare al Gamboa Festival, del quale parlerò nella prossima puntata.
In tutto questo, mi sono divertito molto, ma delle decine di persone che ho conosciuto quella sera, ricordo solo un nome: Ramon, il protagonista della telenovela!
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Tarrafal, Capo Verde
lunedì 23 febbraio 2015
Il piccolo schermo.
Non ho mai amato molto la TV, in particolare quella in chiaro. Ne è riprova il fatto che io stia continuando a pagare Sky anche in questi mesi poiché non voglio rischiare nemmeno per un giorno, quando tornerò a casa, di ritrovarmi a guardare Forum, o Studio Aperto, o i Bellissimi di Rete 4 (film generalmente precedenti la nascita di mio papà!).
La TV di Capo Verde era per me un'incognita. In casa non ho la televisione (che il cielo me ne scampi!), ma in hotel dove stavo prima c'è una sala tv piuttosto grande, e talvolta nei ristoranti dove vado trovo l'apparecchio acceso; sicché, curioso come sono, cerco di capire cosa guardano da queste parti.
Il grande collante è lo sport, in particolare il calcio.Stesso identico format, stessa identica conduzione (telecronista + commento tecnico), addirittura stesse partite: Liga, Premier, Serie A. E purtroppo, stessa identica Inter. L'unica nota esotica era la Coppa d'Africa, ma dopo che la nazionale di Capo Verde ha collezionato 3 pareggi in 3 partite e ha fatto così le valigie per tornare a casa, non ho avuto più modo di seguire la competizione che, mi dicono, ha collezionato emozioni e risse degne di scenari più prestigiosi!
I telegiornali capoverdiani sono molto simili ai nostri notiziari locali. Poche notizie e ripetute fino alla nausea. Si parla di piccole cose: la delibera del tal Comune, il viaggio del primo, amatissimo Cardinale di Capo Verde, il pugile locale che va in Italia a fare una gara ecc.
Di più ampio respiro sono i notiziari portoghesi, dai quali apprendo un po' di notizie europee (la solita fuffa!). Mi ha colpito che un TG portoghese è proprio identico, nella forma, nei colori, nei loghi, al TG2. Mi ha colpito, ma mi ha più rattristato.
Così a spanna, direi che i programmi più amati qui sono le telenovelas. Sono cresciuto con mia mamma che seguiva "Beautiful" (esiste ancora?) e "Quando si ama", senza mai riuscire a capire quale dei due stesse andando in onda. Stesse facce, stesse situazioni, stessi doppiatori. Per me è stata un'unica grande soap, in cui tutti si sono traditi con tutti. Da pochi mesi ho scoperto, con raccapriccio, che segue una telenovela che si chiama "Il Segreto"; ho visto, mio malgrado, un paio di episodi. La recitazione è buona, per un cast reclutato sicuramente in un canile. L'unica cosa che ricordo ovviamente non è la trama (trama???), bensì che uno dei personaggi ha la voce di Boe dei Simpson. Ho inoltre scoperto che esiste addirittura un periodico de "Il Segreto". A casa di mia mamma si trova in bagno, lì dove deve stare.
Tutto ciò per dire che non sono assolutamente in grado di giudicare la qualità delle telenovelas che guardano qui. Anzi, per quanto ne capisco, gli attori potrebbero essere latinoamericani, scandinavi o cinesi. L'effetto è che moltissima gente, sia uomini che donne, le segue incollata allo schermo; e che per guardare una di ste boiate non mi hanno permesso di vedere Juventus-Milan! Peste li colga!
Ieri sera, infine, ero a cena. In TV stavano trasmettendo una trasmissione musicale che credo sia l'equivalente di quelle che fanno da noi su Telelombardia, dove un'orchestra di liscio vestita con abiti acrilici capaci di lanciar scariche elettriche come Thor, con un cantante dal parrucchino superimpomatato e la gruccia ancora nella giacca, e una cantante scosciatissima e truccata come Donatella Versace, suona per gruppi di vigorosi anzianotti che ballano allegri o che seduti, muovono a tempo le braccia come qualcuno che sta affogando.
Qui invece c'erano alcune ballerine nella versione un po' più casta di quelle del Carnevale di Rio, che si muovevano su una musica allegra suonata dal vivo da baldi giovanotti.
Sono entrato a cena alle 20:30 e sono uscito dopo due ore; la musica non si è mai interrotta e non è mai cambiata.
Sono andato a letto presto: ero stanco io per loro!
La TV di Capo Verde era per me un'incognita. In casa non ho la televisione (che il cielo me ne scampi!), ma in hotel dove stavo prima c'è una sala tv piuttosto grande, e talvolta nei ristoranti dove vado trovo l'apparecchio acceso; sicché, curioso come sono, cerco di capire cosa guardano da queste parti.
Il grande collante è lo sport, in particolare il calcio.Stesso identico format, stessa identica conduzione (telecronista + commento tecnico), addirittura stesse partite: Liga, Premier, Serie A. E purtroppo, stessa identica Inter. L'unica nota esotica era la Coppa d'Africa, ma dopo che la nazionale di Capo Verde ha collezionato 3 pareggi in 3 partite e ha fatto così le valigie per tornare a casa, non ho avuto più modo di seguire la competizione che, mi dicono, ha collezionato emozioni e risse degne di scenari più prestigiosi!
I telegiornali capoverdiani sono molto simili ai nostri notiziari locali. Poche notizie e ripetute fino alla nausea. Si parla di piccole cose: la delibera del tal Comune, il viaggio del primo, amatissimo Cardinale di Capo Verde, il pugile locale che va in Italia a fare una gara ecc.
Di più ampio respiro sono i notiziari portoghesi, dai quali apprendo un po' di notizie europee (la solita fuffa!). Mi ha colpito che un TG portoghese è proprio identico, nella forma, nei colori, nei loghi, al TG2. Mi ha colpito, ma mi ha più rattristato.
Così a spanna, direi che i programmi più amati qui sono le telenovelas. Sono cresciuto con mia mamma che seguiva "Beautiful" (esiste ancora?) e "Quando si ama", senza mai riuscire a capire quale dei due stesse andando in onda. Stesse facce, stesse situazioni, stessi doppiatori. Per me è stata un'unica grande soap, in cui tutti si sono traditi con tutti. Da pochi mesi ho scoperto, con raccapriccio, che segue una telenovela che si chiama "Il Segreto"; ho visto, mio malgrado, un paio di episodi. La recitazione è buona, per un cast reclutato sicuramente in un canile. L'unica cosa che ricordo ovviamente non è la trama (trama???), bensì che uno dei personaggi ha la voce di Boe dei Simpson. Ho inoltre scoperto che esiste addirittura un periodico de "Il Segreto". A casa di mia mamma si trova in bagno, lì dove deve stare.
Tutto ciò per dire che non sono assolutamente in grado di giudicare la qualità delle telenovelas che guardano qui. Anzi, per quanto ne capisco, gli attori potrebbero essere latinoamericani, scandinavi o cinesi. L'effetto è che moltissima gente, sia uomini che donne, le segue incollata allo schermo; e che per guardare una di ste boiate non mi hanno permesso di vedere Juventus-Milan! Peste li colga!
Ieri sera, infine, ero a cena. In TV stavano trasmettendo una trasmissione musicale che credo sia l'equivalente di quelle che fanno da noi su Telelombardia, dove un'orchestra di liscio vestita con abiti acrilici capaci di lanciar scariche elettriche come Thor, con un cantante dal parrucchino superimpomatato e la gruccia ancora nella giacca, e una cantante scosciatissima e truccata come Donatella Versace, suona per gruppi di vigorosi anzianotti che ballano allegri o che seduti, muovono a tempo le braccia come qualcuno che sta affogando.
Qui invece c'erano alcune ballerine nella versione un po' più casta di quelle del Carnevale di Rio, che si muovevano su una musica allegra suonata dal vivo da baldi giovanotti.
Sono entrato a cena alle 20:30 e sono uscito dopo due ore; la musica non si è mai interrotta e non è mai cambiata.
Sono andato a letto presto: ero stanco io per loro!
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Ubicazione:
Tarrafal, Capo Verde
martedì 17 febbraio 2015
Il mio grosso, grasso martedì Creolo.
Oggi è il 17 febbraio ed è esattamente un mese che sono qui a Tarrafal.
Domani iniziano quindi il mio secondo mese di permanenza a Capo Verde e la Quaresima. Cerco di vederci un nesso ma non lo trovo.
Anche qui oggi è l'ultimo giorno di Carnevale, domani sarà festa poiché il mercoledì delle ceneri lo si usa passare in famiglia per un pasto tradizionale.
Sono entrato in contatto cl Carnevale quando soggiornavo ancora all'hotel Cachoeira; dalla piazza di fronte, dove c'è un centro ricreativo per ragazzi, proveniva una canzone orecchiabile e molto allegra. Mi sono informato dalle ragazze della reception e mi hanno detto che si stava preparando il Carnevale dei bambini. Che cosa bella, che popolo allegro!
Dopo però aver ascoltato due, tre, quattro, cento volte la stessa, medesima, sempre uguale canzone, ho iniziato a simpatizzare sempre meno per i bambini e sempre più per Erode. Minimo minimo, ho pensato, se stanno provando un balletto con questa musica a Carnevale mi godrò una coreografia che nemmeno Brian, Garrison e Iapino messi assieme.
Bene: sfilata dei bambini, decine di canzoni (tra cui "Il coccodrillo come fa?" in portoghese), ma non quella che aspettavo. Senza parlare del fatto che, vista l'allegria del corteo carnevalesco, probabilmente nella macchina di testa ci sarà stato qualcuno vestito elegante e sdraiato.
Oggi i festeggiamenti in paese sono continuati. Ho trovato molto piacevole la sfilata, i balli, la musica ed in generale il clima di divertimento senza eccessi. Ma devo dire che mi ha parecchio colpito vedere un Carnevale senza ubriachi, senza risse, senza nemmeno un calcio a tradimento! Non ero pronto, sono abituato ad altro. Certi paesi devono ancora far molta strada, prima di poter essere definiti civili.
E comunque, senza Sergio Cresta non è Carnevale!
Ieri sera sono stato invitato da amici a vedere musica dal vivo davanti ad un bar e devo dire che mi è piaciuto molto. Musica allegra ma romantica, che ricorda molto quella brasiliana. Probabilmente perché con quella brasiliana ha in comune la lingua e il fatto che di conseguenza io non ci capisca nulla. Se i musicisti mi avessero insultato per due ore, non me ne sarei accorto!
Bevendo birra in bottiglia (0,90 €), oppure un ponce a base di cocco e menta che non augurerei nemmeno ad un nemico, la ragazza sedutami di fianco ha provato a spiegarmi la differenza tra i vari generi musicali locali. Vedendo che non capivo (le canzoni mi sembravano davvero tutte uguali), ha fatto la faccia perplessa di chi sta parlando con uno stupido; ferito nell'amor proprio, le ho fatto ascoltare sul cellulare una polka e una mazurka chiedendole se capiva la differenza e lei ovviamente non c'è riuscita. L'ho avuta vinta io, ma in seguito, ripensandoci, mi sono vergognato molto.
Non pago, ho provato a spiegare cos'è il mojito. La conversazione mi è sfuggita di mano e, di esempio in esempio, ha toccato Hemingway, il premio Nobel, il Vecchio e il Mare, Cuba, Fidel Castro e i sigari. Alla fine mi sono arreso e ho offerto un giro di Capirinha (1,50 € circa).
Dopodiché, spinto dall'ebbrezza musicale, sommata a quella alcolica, non so perché mi sono trovato a tentare di spiegare cos'è la SIAE. Dopo 5 minuti che parlavo, e che al tavolo mi guardavano allibiti, un ragazzo mi ha chiesto a cosa servisse di preciso questa SIAE.
Ci ho pensato bene, ma non ho saputo rispondere.
Domani iniziano quindi il mio secondo mese di permanenza a Capo Verde e la Quaresima. Cerco di vederci un nesso ma non lo trovo.
Anche qui oggi è l'ultimo giorno di Carnevale, domani sarà festa poiché il mercoledì delle ceneri lo si usa passare in famiglia per un pasto tradizionale.
Sono entrato in contatto cl Carnevale quando soggiornavo ancora all'hotel Cachoeira; dalla piazza di fronte, dove c'è un centro ricreativo per ragazzi, proveniva una canzone orecchiabile e molto allegra. Mi sono informato dalle ragazze della reception e mi hanno detto che si stava preparando il Carnevale dei bambini. Che cosa bella, che popolo allegro!
Dopo però aver ascoltato due, tre, quattro, cento volte la stessa, medesima, sempre uguale canzone, ho iniziato a simpatizzare sempre meno per i bambini e sempre più per Erode. Minimo minimo, ho pensato, se stanno provando un balletto con questa musica a Carnevale mi godrò una coreografia che nemmeno Brian, Garrison e Iapino messi assieme.
Bene: sfilata dei bambini, decine di canzoni (tra cui "Il coccodrillo come fa?" in portoghese), ma non quella che aspettavo. Senza parlare del fatto che, vista l'allegria del corteo carnevalesco, probabilmente nella macchina di testa ci sarà stato qualcuno vestito elegante e sdraiato.
Oggi i festeggiamenti in paese sono continuati. Ho trovato molto piacevole la sfilata, i balli, la musica ed in generale il clima di divertimento senza eccessi. Ma devo dire che mi ha parecchio colpito vedere un Carnevale senza ubriachi, senza risse, senza nemmeno un calcio a tradimento! Non ero pronto, sono abituato ad altro. Certi paesi devono ancora far molta strada, prima di poter essere definiti civili.
E comunque, senza Sergio Cresta non è Carnevale!
Ieri sera sono stato invitato da amici a vedere musica dal vivo davanti ad un bar e devo dire che mi è piaciuto molto. Musica allegra ma romantica, che ricorda molto quella brasiliana. Probabilmente perché con quella brasiliana ha in comune la lingua e il fatto che di conseguenza io non ci capisca nulla. Se i musicisti mi avessero insultato per due ore, non me ne sarei accorto!
Bevendo birra in bottiglia (0,90 €), oppure un ponce a base di cocco e menta che non augurerei nemmeno ad un nemico, la ragazza sedutami di fianco ha provato a spiegarmi la differenza tra i vari generi musicali locali. Vedendo che non capivo (le canzoni mi sembravano davvero tutte uguali), ha fatto la faccia perplessa di chi sta parlando con uno stupido; ferito nell'amor proprio, le ho fatto ascoltare sul cellulare una polka e una mazurka chiedendole se capiva la differenza e lei ovviamente non c'è riuscita. L'ho avuta vinta io, ma in seguito, ripensandoci, mi sono vergognato molto.
Non pago, ho provato a spiegare cos'è il mojito. La conversazione mi è sfuggita di mano e, di esempio in esempio, ha toccato Hemingway, il premio Nobel, il Vecchio e il Mare, Cuba, Fidel Castro e i sigari. Alla fine mi sono arreso e ho offerto un giro di Capirinha (1,50 € circa).
Dopodiché, spinto dall'ebbrezza musicale, sommata a quella alcolica, non so perché mi sono trovato a tentare di spiegare cos'è la SIAE. Dopo 5 minuti che parlavo, e che al tavolo mi guardavano allibiti, un ragazzo mi ha chiesto a cosa servisse di preciso questa SIAE.
Ci ho pensato bene, ma non ho saputo rispondere.
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